BRACHETTI: tutti i CIAK, secondo per secondo.

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Torino 13 ottobre 1954: un luogo ed una data qualunque ? Per l’Italia la risposta è un sonoro “no” perché ha dato i natali al più grande trasformista del mondo, l’uomo dai mille volti, magico, strabiliante, fiabesco, sorprendente, vanto d’una nazione che conta un numero altissimo di artisti: Arturo Brachetti. Le sue movenze, la gestualità, un po’ la mimica ci ricordano il Roberto Benigni nazionale. Un fisico minuto, asciutto, agile e scattante nei movimenti: un artista completo, piacevole, grande intrattenitore anche a livello verbale.

Come ogni profeta che si rispetti (Historia docet) , in patria non ha avuto lo stesso sorprendente, meritato successo e consenso che ha invece riscosso in tutto il mondo. Dal primo giorno di marzo fino al 6 al Teatro Metropolitan di Catania il poliedrico artista ha presentato la sua ultima fatica “Ciak si gira”, dopo le recenti ovazioni ricevute dal pubblico di Parigi, la prima città europea che ha riconosciuto il suo talento sul nascere e gli ha spalancato le porte dello spettacolo mondiale. In questo progetto verrà presentato un excursus sul mondo del cinema, amore che nasce all’età di 8 anni quando il padre gli faceva vedere i film horror al Cinematografo di Torino. Il lungo viaggio che durerà due ore ci porterà sui set dei film e alla visitazione degli interpreti e dei registi che più hanno affascinato Brachetti da adolescente. Appena si apre il sipario sulla scena e’ presente un gigantesco televisore dove il nostro beneamato rivisita, con cambi di abiti istantanei, i personaggi dei programmi televisivi per ragazzi. In attimi che durano un batter d’occhio diventa Mary Poppins, Zorro, Crudelia Demon, Maciste. Esilarante il suo omaggio ai film horror: il prete esorcista che incontra il Nosferatu di Murnau, film muto che venne proiettato la prima volta il 5 marzo 1922, il mostro di Halloween, dopo aver fatto a pezzi la bimba indemoniata.

Molto romantico ed eseguito con assoluta competenza il gioco delle ombre cinesi, commentate in modo ironico dall’artista: la poesia delle ombre proiettate sulle pareti trasmette l’emozione dell’oriente, il mistero dell’infinito.

Racconta la storia di Lon Chaney, pioniere dei trucchi facciali diventati icone: il fantasma dell’opera, Quasimodo e Fu-Manchu.

La rappresentazione del mondo “felliniano” con i suoi personaggi neorealisti, l’umiltà dela strada, le immagini di Mastroianni chiudono la prima parte dello spettacolo di Brachetti.

La seconda è un omaggio alla grande Hollywood: la magia di Chaplin, Gene Kelly nel famoso balletto con ombrello sulle note di “singing in the rain”, una strabiliante, identica Liza Minnelli in “Cabaret”, Harry Potter, Gollum del “Signore degli anelli”, Carmen Miranda, E.T., ed altri in un susseguirsi frenetico, variopinto, strabiliante cambio d’abiti, di maschera, di trucco. Magia, aiuti esterni, poesia?

Un insieme di piccoli misteri che uniti formano una persona che ne contiene mille, un uomo, un artista capace di sorprendere, intimidire, emozionare, lasciando emozioni fortissime dentro di noi.

Grazie ad Arturo Brachetti per averci trasmesso tutto ciò: con naturalezza e con l’umiltà tipica dei grandi uomini.

brachetti

L’immagine è tratta dal sito: musicofiliawordpress.com

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