La “love house” di Civitavecchia

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Ultima tappa del degrado della città del litorale romano è rappresentata dalla “love house” messa in piedi da un uomo maturo che dava ospitalità ad adolescenti in cambio dello spettacolo e di rapporti orali. L’uomo era un “ottimo” padrone di casa; a disposizione dei ragazzi filmini pornografici per “scaldare l’atmosfera”, vibratori, profilattici, lubrificanti, nonchè ottimi consigli sul cosa farne. Tutto questo condito con haschisc e marijuana. La notizia dei festini è trapelata e qualcosa è giunto all’orecchio dei carabinieri, che hanno avviato le indagini.
Dalle prime indiscrezioni pare che i collegamenti fossero affidati al web e ai social networks, in particolare facebook, attraverso il quale i ragazzi si davano appuntamento alla “love house”.
Da appurare, a questo punto, l’età dei singoli partecipanti e le loro motivazioni; la differenza tra rapporto consenziente o “indotto” dal conformismo o, peggio, frutto della pura e semplice costrizione psicologica o della violenza, è penalmente rilevante. Oltretutto c’è una certa differenza tra l’introdurre al sesso un giovane di 12 anni o uno di 18.
Questo sarà compito della magistratura. Non entro nel livello morale della faccenda, che non mi compete: sono infatti convinto che ognuno di noi, anche un adolescente, abbia diritto di esprimere la propria sessualità, anche attraverso varie forme di “sperimentazione collettiva”, purchè queste siano frutto di una libera volontà e di una libera scelta consapevole ed informata. Mi permetto solo una considerazione di carattere etico.
Civitavecchia è una città famosa in tutta Italia; i motivi sono da un lato prettamente “tecnici” (da qui si prendono i traghetti per la Sardegna e la Spagna), dall’altro assolutamente negativi. La città è famosa per le devastazioni ambientali, tra cui spicca la famosa centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord ed il lento, progressivo, inesorabile sviluppo del porto che ha stravolto totalmente la geografia del luogo e tagliato il cordone ombelicale che legava la città al mare, senza assicurare quel lavoro e quella prosperità che tutti si aspettavano, ma inserendo incertezza e paura per le innominabili infiltrazioni che potrebbero accompagnare i grandi movimenti di capitali tra le darsene.
La città è famosa per le sue costruzioni, palazzi su palazzi, con prezzi paragonabili a quelli della media periferia romana, il cui destino è di restare in gran parte vuoti per mancanza di capitali sia da parte degli eventuali compratori che da parte degli eventuali affittuari, che non possono permettersi affitti “romani”.
La città è famosa, in ultimo, perchè talmente abbrutita e sottomessa (a Roma si mormora che con un tozzo di pane a Civitavecchia si possa comprare chiunque) che alle sue porte, in località Farnesiana, nel limitrofo comune di Allumiere, si vorrebbe, per l’altissima volontà del sindaco Alemanno e del ministro La Russa, costruire una seconda Malagrotta. Civitavecchia verrebbe sommersa dai rifiuti di Roma. Taluni negano, altri negano con minore convinzione, altri ancora si leccano i baffi, pensando alle briciole che potrebbero cascare dal prodigioso affare della discarica.
Ora la faccenda della “love house”.
Civitavecchia è, comunque, una città famosa. La mia speranza è che possa diventare famosa anche per un livello di mobilitazione che ponga fine a tutto questo, per un risveglio della sua classe media che non sia solo stordimento di fronte alle prime pagine dei giornali o passeggera indignazione, ma sia anche la volontà di riemergere dalla viscida pozzanghera in cui la città, con tutti i suoi cittadini, si trova. A questo punto l’interesse per l’operazione “Sex house”, come è stata battezzata dai carabinieri,  dovrebbe essere qualcosa in più di un gossip, ma l’inizio di una riflessione seria sullo stato di degrado della città e sull’orizzonte che la città dà ai propri giovani.
Mario Michele Pascale

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