Festa sempre

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Ieri era festa. In occasione della ricorrenza dei centocinquanta anni dell’unità d’Italia, il Governo Italiano ha deciso, non senza maldipancia della Lega, di celebrare la ricorrenza decretando che il 17 marzo diventasse giorno di festa nazionale. “Ma lo sarà solo per il 2011, l’anno della ricorrenza”, ha subito precisato Gianni Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

E siccome siamo in tempo di crisi, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha chiesto che però la festa non “comporti la perdita di preziose ore di lavoro o un aggravio di costi per le imprese”. Richiesta subito fatta propria dal Governo con la decisione, per quest’anno, di non celebrare il 4 novembre, giorno in cui ricorre la vittoria italiana nella prima guerra mondiale.

Non mi piace una festa che ricorda una vittoria costata sedici milioni di morti, di cui oltre un milione, tra morti e dispersi, di italiani. Non mi piace una festa che si risolve soltanto in una corona di alloro deposta ai piedi del monumento al milite ignoto.

Ieri sono andato in giro per la mia città e ho visto tante bandiere ai balconi delle case, tante famiglie a passeggio per le strade e le piazze. C’era aria di vera festa.

Ma allora, perché non spostare definitivamente i festeggiamenti del 4 novembre al 17 marzo?

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