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ercole patti

La domanda sorge spontanea: con quale criterio vengono scelti i testi da portare sul palcoscenico? Qual è la discriminante? Su quali presupposti si basa questa scelta? Il gradimento del pubblico, la sicilianità dell’autore, il messaggio che vuole far arrivare, la comprensibilità del testo?

Ce lo chiediamo dopo l’ennesima scelta dello Stabile di Catania, a nostro personalissimo parere poco felice, con “L’avventura di Ernesto”, tratto da “L’incredibile avventura di Ernesto”, un testo dello scrittore siciliano Ercole Patti del 1969, che ha debuttato ieri sera al teatro Verga di Catania per la regia di Giovanni Anfuso, le coreografie di Silvana Lo Giudice, le musiche di Nello Toscano, i costumi di Silvia Polidori, le luci di Franco Buzzanca e le scene di Alessandro Chiti.

Non vogliamo dire che i romanzi e le novelle non debbano essere “trasposti” teatralmente, molte delle novelle di Verga sono state, e lo sono ancora, portate con successo sul palcoscenico ma ci sono testi più o meno “teatrali” e ci chiediamo, appunto, perché non prediligere questi ultimi se non, direttamente, quelli che nascono direttamente immaginati e scritti “per il teatro”, ce ne sono un’infinità sia italiani che stranieri, sia contemporanei che dei secoli precedenti, non c’è bisogno di “scomodare” autori del romanticismo tedesco o narratori siciliani comunque bravissimi nel loro campo.

Questa nostra breve disamina nulla vuole togliere alla bravura degli interpreti, tutti con curricula artistici di assoluto rilievo, in primis Sebastiano Tringali nel ruolo di Ernesto, uno scrittore che a sedici dalla morte ritorna in vita grazie a un esperimento chirurgico ma solo per un breve periodo di tempo per poi scomparire di nuovo portando, com’è immaginabile, lo scompiglio nella sua famiglia e nel suo entourage: Mariella Lo Giudice la moglie, Giorgia D’Urso la figlia, Rosario Minardi l’amante della moglie, Miko Magistro e Fulvio D’Angelo gli amici e Olivia Spigarelli la sorella.

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