L’Italia degli show e l’Italia della dignità

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La giornata del 28 marzo è stata piena di eventi significativi che hanno coinvolto la nostra casta di governo ed il paese.

Berlusconi si è presentato in tribunale a Milano, finalmente, dopo 8 anni di legittimi impedimenti, di lodi Alfano che hanno dilatato smisuratamente i tempi dei processi.

In attesa che l’emendamento Paniz sulla prescrizione breve, che consente di dimezzare i tempi a disposizione dei magistrati per portare a termine il processo, Berlusconi si presenta e fa le solite sceneggiate propagandistiche sia dentro che fuori dal tribunale.

Prima di andare in tribunale non dimentica di intervenire nelle trasmissioni radio televisive per  fare il suo solito sermone lacrimevole, accusando la sinistra di usare i magistrati per cacciarlo via. Dimenticandosi che le accuse che gli pendono sul capo sono piuttosto importanti.

Ci attendiamo quindi che ogni lunedì all’entrata e all’uscita dal tribunale faccia il suo spettacolo da burattino, salga sul predellino e benedica la folla acclamante.  Folla formata da sostenitori, leggermente interessati,  ai quali non è mancato il panino, la bibita e 20 euro per il disturbo.

Questo lunedì le persone erano poche decine, anche se  per Tg1, Canale5, Rete4  e Tg2  sono diventate centinaia, e Formigoni a “Linea notte” ormai arrivava alle migliaia. Lo sappiamo, ma è comunque urtante l’insistenza delle bugie.

Poi abbiamo avuto lo schiaffo finale la sera, quando  i presidenti di Stati Uniti, Germania,  Francia, ed Inghilterra, si sono parlati in videoconferenza, della situazione libica ed hanno deliberatamente escluso l’Italia dal colloquio, pur essendo il nostro paese il più vicino geograficamente  al Nord Africa e maggiormente coinvolto nell’effetto collaterale del conflitto, che è il flusso migratorio verso Lampedusa.

Perché?

Ma la risposta è molto semplice, perché anche i gesti  hanno un loro significato: il baciamano di Berlusconi a Gheddafi non si può cancellare, come non si possono cancellare le prime parole che Berlusconi disse: “non parlo con Gheddafi perché non lo voglio disurbare” e la riluttanza ad intervenire ed ancora i distinguo continui con la Francia.

Il nostro ministro degli esteri è una persona opaca, priva di personalità e debole.  In politica essere deboli è un grande difetto. Lo dice anche Antonio Martino che della casta berlusconiana fa parte.

Possiamo paragonare, senza tema di smentite, il diverso comportamento di D’Alema, nel 2006, di fronte alla crisi del Libano (i Siriani stavano invadendo con le armi il Libano)  e alla risoluzione ONU 1701 Unifil 2,  in cui il ruolo dell’Italia e del suo ministro degli Esteri fu di primo piano, ed ebbe il riconoscimento del suo operato da parte di tutta l’Europa.

Si dirà che erano tempi diversi, ma quel che è certo è che D’Alema aveva ed ha una diversa personalità. Sappiamo tutti quanto sia forte. E noi di sinistra diciamo che è anche troppo, quando non condividiamo tutto quello che dice. Ma non possiamo dire che gli manchi il coraggio.

Infine, ma non ultimo per importanza, c’è il Presidente della Repubblica Napolitano che nella sua visita ufficiale negli Stati Uniti, è stato accolto in modo davvero eccezionale.

Il segretario generale Ban Ki moon nel presentarlo a una platea numerosa e attenta ha definito Napolitano “il grande saggio dell’Europa, l’incarnazione della storia italiana del dopoguerra e una profonda guida morale”.
Fuori dall’aula il presidente ha incontrato anche l’ex ambasciatore libico alle Nazioni Unite Mohammed Shalgam che si è schierato col Comitato Nazionale di Transizione di Bengasi contro Gheddafi il quale gli ha detto “Lei è una persona corretta che ha promosso il ruolo dell’Onu a favore della Pace e questo il popolo libico lo sa. L’Italia a Londra non si deve allineare con la Germania, deve stare con Inghilterra, Francia, America e Katar, deve chiedere che Gheddafi se ne vada subito”. (Possiamo leggere qui)

Ci verrebbe da dire che in questo momento il nostro paese è una Repubblica presidenziale, con Napolitano come grande protagonista, anziché una Repubblica parlamentare, dove il premier è assente, dimenticato dagli altri paesi, ma totalmente preso solo dalle sue beghe personali.

Non siamo per niente sicuri che l’Italia, oggi presente a Londra, segua il consiglio dell’ex ambasciatore libico Shalgam, anzi, forse farà il contrario. Berlusconi sarà del tutto emarginato. Persino dalla Germania con la quale voleva  dar vita ad un’asse Roma-Berlino, asse che evoca tragici eventi storici per entrambi i paesi, avrà difficoltà a colloquiare serenamente con Berlusconi.

Non crediamo che la Merkel abbia dimenticato i cucù e le mezz’orate di attesa che Berlusconi le impose in alcune manifestazioni ufficiali. Anche i gesti hanno un significato nelle diplomazie internazionali. Baciamani, cucù e barzellette varie restano come macigni ed ingessano i rapporti anziché ammorbidirli, come pensa Berlusconi, quando fa il burattino.

Comunque c’è sempre chi la vede diversamente. Il Giornale di famiglia, sulla visita di Napolitano all’Onu, ha dato grande risalto al fatto che Napolitano si è bevuto un bicchier di vino. Punti di vista. (ecco )

1 commento

  1. Si potrebbe definire”Arlecchino servitore di due padroni”chissà se Goldoni si offenderebbe.

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