Concerto fantasmagorico di Esperanza Spalding

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Al teatro Metropolitan di Catania per la  rassegna jazz 2010/2011 curata da Pompeo  Benincasa,  l’1 aprile 2011 si è esibita Esperanza Spalding  contrabbassista e cantante, talento del jazz . Esperanza Spalding  nasce a Portland (Oregon) il 18 ottobre 1984;  nelle sue vene scorre sangue ispanico, gallese , nordafricano, americano. Già all’eta’ di cinque anni suona il violino  nella sua prima orchestra   la “Chamber Music Society of Oregon” dove militerà fino a 15 anni. Scopre a 16 anni il contrabbasso, abbandona l’orchestra quindi consegue un diploma in musica  grazie ad una borsa di studio all’Università statale di Portland. Si laurea   al “Berklee College Music  of Boston” divenendo insegnante di contrabbasso a soli 20 anni. Inizia la sua attività concertistica collaborando con Joe Lovano, suo insegnante, Pat Metheny, Donald Harrison, Stanley Clarke,  Patti Austin. Al suo attivo ha tre album. L’esordio avviene nel 2006 con “Junio”, nel 2008 pubblica “Esperanza”,  nel 2010 realizza “Chamber Music Society” che le consente di aggiudicarsi il 13 febbraio 2011 il “Grammy  Award!” nel settore New Best Artist  jazz  2011.

Sono le 22 quando si spengono le luci in sala, sul  sipario le iniziali di Esperanza Spalding padroneggiano, nell’ oscurità si muove il corpo esile dell’artista, si siede, accende l’abat- jour, si toglie le scarpe, snoda dal collo la sciarpa, si versa da bere: gli orchestrali prendono posto. La Spalding si perde  nel suo salotto immaginario. Posa il bicchiere sul tavolino, si alza,  spegne l’ abat- jour, si dirige a piedi scalzi verso il suo contrabbasso. Sul palco ad accompagnarla in questo viaggio  salgono: Leonardo Genovese  piano, Richard Barshay batteria, Olivia Del Prato violino, Jody  Redhage violoncello, Lois Martin viola, Leela  Cyr  seconda voce. L’ apertura è affidata  a “Little fly” ispirata da una poesia di William Blake, scrittore tra i più annoverati per le sue tematiche. La sua frase “Se le porte della percezione venissero sgombrate tutto apparirebbe com’è, infinito” ,  colpirono talmente Jim Morrison da chiamare il suo gruppo “ The Doors” in omaggio allo scrittore, ma questa è tutta un’ altra storia. Il brano si sviluppa su linee soavi colorate dalla voce eterea della Spalding. Le sue mani si muovono leggere sul contrabbasso, mostrando una tecnica sopraffina. Il concerto si impernierà sull’ ultimo lavoro “Chamber Music Society” così si passa per la fascinosa “Wild is the wind”. Il tappeto sonoro creato dal pianista Leonardo Genovese,  le linee degli archi trasportano  su lidi mai visitati. Viene eseguita  “Apple bloosom”, la Spalding anche se non è accompagnata come in studio  dalla voce di Milton Nascimento, si muove leggiadra inarcando traiettorie vocali repentine. Nella sublime “Inutil  paisagem” la Spalding duetta alla voce con Leela Cyr creando intorno a noi un limbo dove distendersi dentro di sé. Altre due perle  “What a friend” e “Winter  sun” ci portano alla fine di questa fantasmagorica serata. La Spalding poggia il contrabbasso, va a sedersi al buio nel suo salotto virtuale, cala il sipario.

Esibizione di elevata caratura dove i musicisti hanno mostrato le loro doti. Soave e leggiadro il pianismo di Genovese, eterei e avvolgenti gli  archi di Barshay, Del Prato, Redhage, Martin. Armoniosa dai suoni cristallini la voce di Cyr. Eccelse le trasposizioni sul contrabbasso sviluppate dalla Spalding, calda e avvolgente  la sua  voce che completa la sua ineguagliabile bravura.  Che dire: con questo concerto si è celebrata la nuova stella del jazz.

esperanza e marco

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