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Note preconfezionate\stordiscono\coscienze bruciate dal sole\Sorrisi laccati\annegano nel mare\dell’indifferenza\Sogni cristallini\s’infrangono\contro lo scoglio dell’umana bramosia\Vita scivola via…\tra silenziosi frastuoni. (Lampedusa tratta da “Crono Silente”).

Poche parole ma cariche d’intenso significato, parole che racchiudono interi concetti volti all’infinito come piccole camere silenziose in un cielo avaro di sentimento, privo di valori, volto più all’esteriorità delle cose che all’interiorità preziosa dell’anima, essenza vera della vita. Attuale è l’argomento di “Lampedusa”, due braccia spalancate al prossimo nonostante le molteplici complicanze, le coscienze dei lampedusani sono bruciate più dalle circostanze che dal sole cocente; nei loro volti i sorrisi sono forzati, sembrano quasi smorfie mimiche che velano il pianto. I sogni si scontrano contro lo scoglio dell’indifferenza e della “bramosia” inetta dell’umanità mentre la vita trascorre ignara, silenziosa ed inesorabile, incurante del frastuono che la circonda.

Crono è un vulcano che s’inginocchia alle proprie interiorità, come scrive Savina Dolores Massa nell’affascinante, lirica prefazione alla raccolta. Sono i nostri silenzi che gridano più forte di tutto, è il nostro pensiero che squarcia quella irriverente sorte umana che chiede la “giusta” giustizia divina.

Umile, un volto pulito segnato dall’emozione controllata a stento, un’eleganza sobria, semplice portata con la disinvoltura di una donna ben conscia delle proprie potenzialità intellettive: questa è Grazia Calanna, autrice della raccolta, il fiore più bello tra quelli portatele in dono in occasione dell’evento celebrativo. Catanese, laureata in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Internazionale, giornalista per l’autorevole quotidiano “La Sicilia”, Direttore Responsabile del periodico culturale “L’EstroVerso (www.lestroverso.it), formatore in “Scrittura professionale, Editing e Comunicazione didattica al C.I.S. (Corso italiano scritto-facoltà di Lettere di Catania).

Introduce la serata Vladimir Di Prima, scrittore, che esorta gli astanti a scrivere, a riprendere quell’ormai dimenticata arte sostituita dal mondo tecnologico esanime del nostro tempo. Relatori della serata sono: la docente di lettere Luisa Spampinato e l’arch. Salvo Patanè, vice Presidente Comm. Cons. Cultura Provincia Regionale di Catania. Nell’intervento di quest’ultimo si cita Platone nella teoria delle due “metà”: l’uomo è alla continua ricerca della propria parte mancante. La poesia è “destabilizzante” perché nemmeno chi la scrive è capace di spiegarne appieno l’emozione che conduce alla sua nascita; il poeta scrive sotto dettatura unica, balenante, istantanea di un particolare ed irripetibile momento. Ciò significa che, chi ha l’onore ed il piacere di spiegarla, si perde nelle parole di lei, è disorientato dalla bellezza intrinseca della musicalità. E’ un pensiero nel pensiero, una sorta di “Zibaldone” leopardiano.

I versi carichi di trasporto emozionale di Grazia Calanna vengono letti ed interpretati, nella circostanza, dal bravo ed elegante attore Pasquale Platania, in arte Lino De Motta, mentre i momenti musicali sono affidati ai due violini di Teresa Esposito Faraone e Giulia Milioto dell’orchestra sinfonica ERSU.

Pensiero\si espande\-lentamente-\Penetra\-bramoso-\tra le viscere\Vita\-sdrucciola-\altrove…\E’ gas\-intorno-\Il vuoto\tra le stanche mani.

Dalle “viscere” nasce la poesia che muore poi nel vuoto di tutto ciò che ci circonda.

Grazia Calanna ha saputo cogliere il “mistero poetico” che attanaglia l’anima in un mare infinito d’emozioni.

Ed il naufragare è assai dolce in questo mare.

crono silente

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