La Locandiera di Goldoni al Piccinni di Bari

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Ieri sera al Piccinni di Bari è andata in scena la prima di uno degli spettacoli più attesi della programmazione 2010/2011 del Teatro Pubblico Pugliese, la Locandiera di Carlo Goldoni.

Un progetto di Elena Bucci e Marco Sgrosso, con Elena Bucci nel ruolo di Mirandolina, Marco Sgrosso per il Cavaliere di Ripafratta, Daniela Alfonso in Dejanira, Maurizio Cardillo nel Conte d’Albafiorita, Gaetano Colella nel ruolo del Marchese di Forlipopoli, Nicoletta Fabbri per Ortensia e Roberto Marinelli in Fabrizio.

Lo spettacolo è stato presentato da CTB Teatro Stabile di Brescia – Le Belle Bandiere con il sostegno del Comune di Russi, per la regia di Elena Bucci, foto di scena di Tommaso La Pera, luci di Maurizio Viani e suoni di Raffaele Bassetti.

La Locandiera di Carlo Goldoni non ha bisogno di presentazioni anzi a dirla tutta “rischia di rendere muti” come si legge nel libretto di sala.

Certamente la storia di Mirandolina, bella, civetta, scaltra e intelligente ammalia non sono gli uomini della commedia ma in generale tutto il pubblico che sembra sempre incantato di fronte a questa imprenditrice d’altri tempi che, tanto bene, si colloca anche nella nostra attualità.

Tanti i temi trattati, tante le domande che la Locandiera  fa emergere, ad ognuno di noi la capacità di trovare le risposte giuste, Goldoni ci mette solo sulla buona strada e lo fa attraverso i mezzi della Commedia dell’Arte con la sua “disperata e anarchica vitalità”.

Si parla dunque di amore, si parla di donne, si parla di denaro, si parla di potere, un mix di temi esplosivi che collimano tutti nella figura di Mirandolina che, sola e senza protezione, si fa strada in un mondo al maschile presentato in chiave comica con tutte le sue debolezze. Una rivincita al femminile se vogliamo, addolcita dalla presenza delle commedianti Dejanira e Ortensia che con l’esasperazione della civetteria femminile riescono a mettere alla berlina anche l’universo delle donne con buona pace di tutti perché, alla fine, Goldoni non porta in scena uomini e donne ma l’essere umano imprigionato nelle sue fobie e nelle sue debolezze.

Lo spettacolo a cui abbiamo assistito ieri sera non ha deluso le nostre aspettative, un Goldoni fedele nel testo e nelle vicende, immerso in un gioco di luci e ombre, di musica e rumore che allargano la scena facendoci quasi visitare la locanda, le sue stanze, le cucine, i salotti, gustando il brulicare dei movimenti, il profumo della biancheria pulita, i sapori delle pietanze.

Espressione e gestualità sono una caratteristica degli attori di questa commedia il cui testo assume una sua tridimensionalità: le parole escono dalle pagine diventando voce, mani, corpi che si muovono sulla scena e dalla scena scendono in platea incantando il pubblico.

Dunque bravi tutti gli attori, ottimo il progetto, splendida la regia e spettacolare la resa finale.

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