Precari ricchezza perduta dell’Italia

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Sabato a migliaia i giovani italiani, una parte dei milioni (si dice quattro ma sono molto di più.  sono forse il doppio) di precari, hanno sfilato per le strade d’Italia per dare una qualche voce alle loro ragioni, per tentare in qualche modo di smuovere le acque, di ottenere un cambiamento in una condizione esistenziale che tende invece a cronicizzarsi e a degenerare. Questi giovani, in grande parte laureati e diplomati, sono la ricchezza del Paese, il suo futuro. Ma è un futuro che, come ha ricordato il governatore della Banca d’Italia con accenti davvero preoccupati e come ha avuto la bontà di dire il Cardinale Bagnasco, è oscurato e forse non ci sarà. Se il futuro non ci sarà per ognuno dei singoli giovani non ci sarà neppure per l’Italia, ha detto Draghi.- E questo è stato spiegato molto bene con l’impoverimento che il precariato produce nel tessuto esistenziale dell’economia, nella perdita continua di memoria, di esperienza e di sapere tecnico e scientifico. Popolo di precari, paese precario, non paese  sicuro e stabile.  Ma forse questo non preoccupa la nuova classe sociale e politica di stampo berlusconiano al potere e la sua nuova opposizione parlamentare.  Questa classe ha occhio soltanto per i suoi interessi particolari, per il suo successo economico e sociale. Se questo successo viene conseguito in un paese che si impoverisce in mezzo ad una popolazione sempre più malconcia insoddisfatta non importa. Forse i ricchissimi banchieri di Wall Street si preoccupano  di chi vive nei fetidi vicoli che attraversa la più importante strada del denaro o chiedono come fa a sopravvivere il commesso pagato pochissimi dollari al giorno?
Quindi l’allarme lanciato dal Governatore non sarà raccolto da nessuno. Lo stesso Presidente della Repubblica ogni anno celebra una specie di rito, un ricordo di Biagi, eroe del terrorismo sconfitto, ricordo che celebra  nello stesso tempo il suo libro bianco che è alla base di tutte le infamie che vengono perpetrate sulle vite delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi.  Se Napolitano fosse contro il precariato prenderebbe posizione almeno dando una interpretazione diversa alla ricorrenza di Marco Biagi.
Mi ha molto colpito il tono soft  che ha caratterizzato le manifestazioni di ieri. Era lo stesso tono delle manifestazioni  delle settimane scorse per questioni come l’acqua, il nucleare. Il Corriere della sera riferisce di black bloc allontanati dal servizio d’ordine perché avevano tentato sporcare qualche vetrina di banca. Certo, la violenza è sempre sbagliata ma è davvero avvilente vedere migliaia e migliaia di giovani con cartelloni in cui sta scritto ” mi sono laureato con 110 e lode ed ho fame!”. manifestare quasi chiedendo scusa del disturbo con gli occhi bassi e con toni smorzati di chi vorrebbe solo essere aiutato. Una cosa devitalizzata e priva di nervatura.  La giornata di ieri era organizzata in modo da smuovere un sentimento di pietà verso questa generazione da parte di una opinione pubblica infantilizzata da una propaganda di regime che da anni dice che la precarietà è il portato necessario della “modernità” e che senza “flessibilità” non avremmo neppure il poco lavoro ed i suoi po chi soldini di oggi. Io provo rabbia per questo: l’Italia non deve avere pietà per i suoi giovani dannati ma ha soltanto il dovere di riscattarli dalla condizione di prigionia in cui sono stati chiusi. Il posto di lavoro precario non esiste. Esistono i precari che sono una scelta politica consapevole di ostilità sociale verso i lavoratori ed i loro diritti.
Insomma è stata offerto ai nostri giovani un teatro dal quale mettere in mostra il loro dolore, la loro sofferenza. Ma la CGIL  nè altri tra gli organizzatori hanno mostrato la via per combattere e distruggere questa condizione di schiavitù. Nessuna via di uscita è stata indicata.
La stragrande maggioranza dei politici e dei governanti  sono rimasti zitti e non hanno commentato la giornata di ieri. Sacconi ha voluto insinuare addirittura il veleno della scarsa rappresentatività della gente scesa in piazza mentre il Ministro alla gioventù si scagliava contro i lavoratori a tempo indeterminato ed i pensionati per indicarli come nemici dei giovani. Un vecchio e lurido giochino della destra imparato dal Prof.Monti.
Bersani ha parlato di consapevolezza del problema e mentre diceva questo probabilmente pensava a quanto risparmiano le Coop sui contratti a termine e si chiedeva con chi gli conveniva di più stare.  La CGIL firmataria della legge Biagi assieme a CISL ed UIL e al governo di centro-sinistra di Prodi non ha alcuna intenzione di chiedere niente, tranne qualche spiccioletto di ammortizzatore sociale come fece a mezza bocca Epifani un paio di anni fa. Del resto la CGIL pratica il precariato al suo interno sistematicamente.
Quindi tutto tornerà a marcire come prima. Intanto le generazioni anziani che aiutiamo i ragazzi a non soccombere invecchiamo ed prima o poi scompariremo. Subiamo l’erosione di pensioni o stipendi fermi mentre il mercato fa galoppare i costi. Quanto tempo potrà durare ancora tutto questo?

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