A Barbiana, sui sentieri della Costituzione

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Per i 150 anni dell’Unità d’Italia e in onore di don Lorenzo Milani, quest’anno Barbiana, sede per alcuni anni, negli anni Sessanta, di una famosissima scuola, creata per i figli dei contadini, riparte dalla conoscenza della Costituzione.

Sono state allestite 44 grandi bacheche con gli articoli della Costituzione, illustrati dai disegni dei ragazzi di otto scuole italiane, lungo il percorso che Don Lorenzo Milani fece il primo giorno che arrivò a Barbiana, nel 1954, destinato a quella parrocchia, quando il parroco fu allontanato da Firenze a causa di alcuni screzi con la curia.

A Barbiana il Priore creò dal niente una scuola per i figli dei contadini, in particolare per gli ultimi, quelli esclusi, bocciati, dalla scuola pubblica che non sapeva accoglierli.

Nella scuola di Barbiana, la Costituzione era molto studiata: i valori che contiene erano utili per il riscatto delle persone più deboli e la Carta Costituzionale rappresentava il punto di equilibrio sociale, a cui ispirarsi, per la costruzione di una società nuova e diversa.

Il comune di Vicchio (Firenze), entro cui ricade la parrocchia di Barbiana, è da anni attento a tenere vivo il legame con gli studenti, anche tramite il concorso per le scuole intitolato “La memoria genera speranza” di cui è in scadenza il termine per partecipare.

Con la giornata di ieri, quest’anno, Vicchio ha aggiunto un evento diverso. Alle ore 11,00 è stato inaugurato dal presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo “il Sentiero della Costituzione a Barbiana”.

Parlando di fronte ai ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori il Presidente della Consulta ha detto che ai 44 articoli della Costituzione se ne dovrebbe aggiungere un altro, quello che recita: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Perché, per De Siervo, “la Costituzione viene svuotata anche dai cattivi costumi”.

E non sono state risparmiate le stoccate all’attuale maggioranza, che la Costituzione spesso ha mortificato.

Non può, chi è momentaneamente in maggioranza, fare quello che vuole“, ha detto De Siervo.

A chi vuole cambiare “l’architettura Costituzionale” il Presidente della Consulta ha rammentato che “la Costituzione è già stata cambiata 4 volte ed è falso dire che passa il tempo e bisogna rinnovarla”.

Interessanti sono stati pure gli altri spunti, le altre riflessioni, che De Siervo ha fatto. Quella sul mercato ad esempio. “Se tutto è vendibile, la Costituzione viene frantumata“, ha osservato.

Già. Il mercato e l’individualismo frantumano, mentre il nostro mondo contemporaneo, noi riteniamo, avrebbe più bisogno di unità, pur nella diversità, di solidarietà e moralità.

Altra osservazione interessante fatta da De Siervo è stata quella sul “principio del limite di chi ha tropo potere. “E’ un principio pre cristiano, chi detiene il potere deve avere limiti”, ha detto il presidente della Corte Costituzionale.

Le osservazioni di De siervo ci rammentano che agli albori della civiltà occidentale, presso gli antichi greci, c’era il timore del sorpassamento del limite, della tracotanza, della hýbris, di quegli eccessi, di quella superbia, di quell’orgoglio, di quella prevaricazione, che sarebbero stati puniti dagli dei e che oggi invece non temono punizioni di sorta e che talora si pongono beffardamente al sopra di qualsiasi legge e di qualsiasi etica.

Sempre ieri Berlusconi, intervenendo all’Eur in occasione della convention del Pdl, ha detto: “il governo ha fatto tre leggi: il lodo Schifani, il lodo Alfano e il legittimo impedimento. Tutte approvate con tempi lunghissimi dal Parlamento ma che la Corte costituzionale ha abrogato“.

La risposta agli interrogativi posti da Berlusconi e da alcuni parlamentari che si sono chiesti: “Chi sono questi 15 signori che hanno osato togliere di mezzo quello che è stato voluto da centinaia di parlamentari?” l’ha data De Siervo a Vicchio.

“Questa è un’obiezione da ignorante”, ha detto presidente della Corte Costituzionale, aggiungendo che “questi parlamentari dovrebbero invece chiedersi come mai le loro leggi vengono bocciate dalla Corte, perché fanno leggi incostituzionali”.

Poi ha precisato che, se vedersi respinta una legge può dare fastidio, sono cose diverse il provare questa sensazione e il dire “che bisogna togliere di mezzo la Corte Costituzionale”. “Sono due cose molto diverse”.

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