Print Friendly, PDF & Email

anna aurigi“Udite amanti…”: con queste parole inizia la scaletta del concerto che “Le Armoniche Stravaganze”, un’ensemble nata a Lecce con l’intento di riscoprire , studiare e divulgare la musica rinascimentale e barocca, in particolare quella meridionale, ha tenuto oggi pomeriggio nella superba e magica cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze nell’ambito della Settimana della Musica Sacra nel Mondo.

Quest’ensemble è costituita dal soprano Anna Aurigi, dal clavicembalista Francesco Scarcella e dalla violoncellista Veronica Lapiccirella che hanno mostrato non solo una preparazione e una professionalità da applauso ma anche una perfetta empatia umana tra di loro che ha dato luogo a un concerto fuori dal tempo perfettamente “en pendant” con il salone che ci ospitava.

Il programma di questo concerto fiorentino si è aperto con “Sì dolce è ‘l tormento” di Claudio Monteverdi seguito da un brano di anonimo sudamericano del ‘600 intitolato “La cachua serenita” in cui la Aurigi si è esibita anche al flauto dolce. A seguire i primi due dei quattro brani di una musicista toscana del ‘600, Barbara Strozzi, il primo “L’Eraclito amoroso”, lungo, doloroso e davvero bello, il secondo “L’Amor dormiglione”, allegro e scanzonato. E’ stata poi eseguita la prima delle due “ciaccone” in programma, quella di Storace e a questo proposito Francesco Scarcella ci ha dato un’informazione che per molti di noi è stato un arricchimento: la ciaccona è come un blues, un jazz dell’epoca in cui il musicista poteva creare variazioni sul tema del “basso ostinato”, per esempio. E’ toccato di nuovo a Barbara Strozzi con altre due sue creazioni, “Che si può fare” e “Sino alla morte”, un brano bellissimo. La seconda delle due ciaccone, originalissima, dal titolo” Ciaccona dell’Inferno e del Paradiso” di anonimo con strofe in cui si alternano a parlare un angelo e un diavolo e nuovamente con la forma musicale del “basso ostinato”. Per concludere due brani molto originali: “La pazza” di Giramo in cui le pene d’amore hanno provocato la follia della donna tra rabbia e ironia, e “Tarantella del Gargano” di anonimo, un canto popolare antico del ‘600 che è un inno d’amore per la propria donna. La Aurigi e Scarcella ci hanno poi regalato uno straordinario bis con “Lascia che io pianga” di Haendel.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*