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aida

“Celeste Aida…”: con la celebre dichiarazione d’amore di Radames inizia “Aida”, una delle più celebri e rappresentate opere di Giuseppe Verdi, che ha aperto la 74esima edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino ieri sera al teatro Comunale di Firenze.

Una rosa di grandi nomi con curricula artistici da applauso per questa nuova “mise en scene”, la prima delle quali, in questo stesso teatro, risale al 1930: Zubin Mehta a dirigere l’orchestra del Maggio, Ferzan Ozpetek come regista, Dante Ferretti come scenografo, i costumi di Alessandro Lai, le luci di Maurizio Calvesi, la coreografie di Francesca Ventriglia e Piero Monti come maestro del coro. Si meritano tutti una standing ovation, un dieci e lode: assolutamente straordinarie le scenografie di Ferretti e i costumi di Lai, perfetta la regia di Ozpetek e la direzione orchestrale di Mehta. Eccezionalmente belle le scene corali sia per l’attenzione ai particolari che per la visione d’insieme, davvero affascinante la danza e la lotta durante la celeberrima “Marcia trionfale”.

Raccontarvi la trama di quest’opera ci sembra superfluo, anche i non melomani sanno che la vicenda si svolge in Egitto ed è tutta incentrata su una storia d’amore che ha un finale tragico perché la principessa Amneris (il mezzosoprano Luciana D’Intino) ama, non riamata, il comandante delle sue guardie, Radames (il tenore Marco Berti), che invece ama, ricambiato, la principessa etiope, in incognito, Aida (il soprano cinese Hui He) la quale sceglierà di morire per amore insieme al suo Radames, sepolti vivi. Intorno a loro ruotano il Re d’Egitto (il basso Roberto Tagliavini), il capo dei sacerdoti Ramfis (il basso Giacomo Prestia) e il padre di Aida, Amonasro (il baritono Ambrogio Maestri).

Il regista Ozpetek, per questa edizione di “Aida” ha giocato molto sulla presenza del deserto, metafora della terra originaria di Aida, l’Etiopia, e nel finale la sabbia seppellirà Aida e Radames, sarà la loro morte.

Il soprano Hui He, alla domanda sul perché ci siano così tanti duetti in quest’opera, ha risposto che sono cruciali in “Aida” perché la protagonista ha due anime, quella di donna innamorata e quella di principessa fiera per la responsabilità che sente verso la sua patria. Ha aggiunto anche che “cantare le opere di Verdi arricchisce la sua tecnica vocale e con quelle di un altro grande autore italiano, Puccini, le serve per approfondire la recitazione e l’aspetto psicologico del personaggio che è un dovere verso il pubblico”.

Hui He ha vinto il concorso verdiano di Busseto nel 2002 cantando proprio un’aria delle più celebri di “Aida”, cioè “O cieli azzurri”; è la prima cantante lirica cinese ad aver conquistato il mondo ma non è più tornata in Cina per esibirsi e quindi capisce molto bene il dolore di Aida per la lontananza dalla sua terra. Un ultima sua caratteristica che riteniamo molto particolare e rara: Hui He possiede il cosiddetto “orecchio assoluto” grazie al quale è in grado di eseguire un brano dopo averlo ascoltato una sola volta.

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