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anna maria castelli

Questo interrogativo dà il titolo allo spettacolo inedito di teatro-canzone che la cantattrice Anna Maria Castelli porta, fino all’8 maggio, sul palcoscenico del piccolo ma delizioso Teatro dei Comici in piazza Santa Chiara a Roma.

Così il teatro-canzone? E’ il genere creato e rappresentato per oltre 20 anni da Giorgio Gaber; Anna Maria Castelli ha voluto riflettere, insieme a un gruppo di artisti tra cui Abner Rossi, Mario Berlinguer e Alessandro Hellmann, su quale possa essere il futuro di questo genere in Italia trovandosi davanti a due ipotesi: raccogliere l’eredità di Gaber e Luporini per proseguire con creazioni originali o, invece, semplicemente, riportare in scena le sue creazioni più rappresentative ma con altri protagonisti.

La Castelli e i suoi amici artisti hanno scelto la prima ipotesi perché convinti che il significato profondo del teatro-canzone, cioè la critica sociale di denuncia, sia ancora utile per un’analisi attenta della società odierna.

Per questo “Se io ho perso…chi ha vinto?” parla al tempo presente con monologhi e canzoni assolutamente originali, scritti appositamente per lei che essendo donna affronta tutto questo, naturalmente, da un punto di vista particolare. I testi sono stati tutti scritti da Abner Rossi che ha anche curato la messinscena dello spettacolo. Insieme ad Anna Maria Castelli sul palcoscenico due validissimi musicisti, compositori e arrangiatori: al pianoforte e alle tastiere Marco Cremaschini e alla fisarmonica Thomas Sinigaglia.

Il teatro-canzone, per chi non conoscesse questa forma di spettacolo, è un alternarsi di momenti recitati e cantati; tra questi ultimi riecheggiano, in particolare, “perché è così che va…perché è così che si fa…sembra quasi che tutto abbia un senso…” o, bellissima, “bella…che c’importa del mondo…stancami e parlami..abbracciami…fruga dentro le mie tasche…perdonami e sorridimi…” e l’unico brano del grande Gaber “I soli” quando dice “la solitudine non è malinconia…un uomo solo è sempre in buona compagnia…” introdotto dalle note, appena accennate, di “Libertà è partecipazione”. Tra i brani recitati uno dei più dolorosi e belli “Sere bastarde” e poi uno dei più profondi di denuncia “Gli ultimi” seguito da quello cantato “La minoranza” per concludere con la risposta alla domanda del titolo “ha vinto…chi non ha un’anima o è disposto a venderla…io ho perso…forse…ma la partita non verrà più giocata…forse…”

Dichiara il regista Rossi: “Il teatro canzone esiste come fenomeno di nicchia capace di attrarre un folto pubblico anche se il numero di artisti capaci di interpretarlo è esiguo, anche se esiguo è il numero di autori che vi si dedicano e ancora più esiguo il numero di musicisti e compositori che scrivono per questo genere…”: ringraziamo Anna Maria Castelli per aver accettato questa sfida ed averla vinta con la sua classe di cantattrice.

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