A Bossi è scappata la vacca

Print Friendly, PDF & Email

bossivaccaLa Lega al nord ha subìto un netto arretramento. A Milano non ha raggiunto il 10% e nell’agognata Emilia-Romagna, non è cresciuta. E’ presto dire se si è di fronte ad una crisi del partito, quel che è certo è che le crepe si vedono.

Berlusconi ha dimezzato i suoi consensi personali, il suo partito è calato. Colpa, si dice, di una campagna elettorale urlata ed offensiva, incentrata solo  su se stesso, e sui  suoi  problemi. Come al solito.

E’ stato fortemente aiutato in questo insuccesso, sia dalla Moratti stessa, debole e offensiva, sia dai supporter alla Santanchè e alla Lassini. Hanno collezionato errori su errori pensando che la gente non fosse in grado di giudicare, ma che facesse la ola come allo stadio.

Questa botta così grossa sulla testa del duo B & B si pensava li facesse rinsavire. Almeno nel tempo che resta per il ballottaggio, dovrebbero abbassare i toni e parlare dei veri problemi della città milanese.

Invece non stanno capiti.

La violenza, l’aggressività, l’arroganza, il celodurismo  non cambiano, il tema è lo stesso. E se non è servito a far votare i milanesi per loro, ci sono seri dubbi che possano recuperare consensi, in questi 10 giorni che mancano al ballottaggio.

La storia del PDL che in questi anni ha perso dei pezzi, come Casini e Fini, pur recuperando, a suon di quattrini, i Responsabili, è travagliata, ma ancora più travagliata appare la storia della Lega, stretta tra la fedeltà al premier ed il crescente scetticismo della base.

I leghisti, in questi anni, hanno tenuto i piedi in troppe staffe, ed era ora che i nodi venissero al pettine.

Rivoluzionari a parole e clientelari di fatto. Federalisti, se non separatisti, sul territorio e centralisti a Roma. Contro la vecchia politica nei proclami, ma favorevoli ad imbarcare i Responsabili e a votare in parlamento tutte le leggi ad personam, quelle pro Ruby, pro Minetti, pro cricca P3 e P4.

Ma, se si è arrivati a questo punto, le colpe della Lega sono evidenti. Sembrava che il famoso federalismo fiscale, quasi ottenuto, fosse una panacea per tutti i mali e risolvesse i problemi del paese, invece si è visto che è un pessimo federalismo alla Calderoli e che in quelle leggi, erano nascoste realtà gravi, come l’aumento della tasse per i Comuni e per le piccole imprese.

La gente, attenta ai propri soldi, alle proprie possibilità, abituata a dover fare i conti con la quarta settimana, con figli senza lavoro, con un precariato infinito, ha capito, che con la propaganda non si mangia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*