Il mistero quotidiano di Salvatore Scalisi

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Salvatore ScalisiLo stile narrativo di Salvatore Scalisi è lineare, ridotto all’essenziale, al racconto in senso stretto di accadimenti, sensazioni, stati d’animo che vengono percepiti dal lettore all’interno di una sequenza netta di eventi interrotta soltanto da quelli che nel cinema vengono definiti col termine di flash-back.
Più che di romanzi, si può parlare di racconti lunghi, che coinvolgono il lettore sollecitando la sua curiosità. L’autore, seppure non interviene nella narrazione con proprio giudizi, ma si limita ad una visione quasi giornalistica, prende per mano il lettore, lo fa riflettere e lo conduce ad ipotizzare uin finale. Ma qui interviene il vero colpo di scena, il vero esito della vicenda spiazza completamente il pubblico.
Prendiamo ad esempio “Il mondo perfetto di Elisa”.
Già dal titolo si percepisce una apparenza di “perfezione”, di tendenza estetica ad una vita tranquilla, fatta di apparente distacco dalla realtà, una sorta di microcosmo formato dalla protagonista, Elisa, donna sofisticata e fredda, e da Mario, premuroso factotum di lei.
All’interno di questa atmosfera, in un luogo totalmente chiuso, si inseriscono i vari personaggi, non molti per la verità: l’amica editrice della quale non si fa mai il nome, Monica e Lorenzo.
L’idea della casa gemella e il ritmo ora incalzante, ora lento della narrazione, fitta di dialoghi, rende la lettura intrigante e piacevole, lasciando nel finale due sorprese, una all’interno dell’altra.
Il linguaggio è scorrevole, quotidiano, le descrizioni essenziali, come se ci fosse l’esigenza di raccontare il fatto in termini quasi giornalistici, come semplice cronologia, di fatti, di sensazioni, di sentimenti.
Forte la presenza degli animali: i due gatti, Stilly e Disastro ed il cane Yuri, fanno da collegamento fra i personaggi, evidenziandone i tratti in comune, che nel finale si comprendono essere rilevanti.
Anche in “L’ispiratrice” l’azione si svolge in un’unica giornata, vissuta intensamente fra ricordi e confessioni.
Fra intrecci, storie che si ripetono, asti che rimangono, rancori che riaffiorano, segrete che vengono svelati dalla stessa  mente del protagonista, il pittore Guido Camerini, ci sta lei, l’ispiratrice, l’enigma di tutta la storia. Chi sarà?
Questo spetta al lettore scoprirlo cercando nell’intreccio, fra i flashback che si susseguono e le mezze verità che un uomo, in punto di morte, riesce ancora a celare.
La narrazione è un proseguo di suspense, fino al finale, fino alle ultime pagine in cui tutto è svelato.
In questo però vi è una sorta di ritorno, una logica strana all’interno della quale non si comprende se la visione di Guido è vera o immaginaria, frutto di un trauma adolescenziale.
In questi, come negli altri scritti di Scalisi, l’attenzione al quotidiano e forte presenza del dialogo diretto costituiscono elementi costanti, all’interno di un contesto che mira a coinvolgere il lettore e a farlo partecipe direttamente della vicenda.
L’interesse per temi attuali, i clochard in “l’uomo dei piccioni” divisi fra il fascino del loro vivere e la visione del mondo “bene” che li colloca in una posizione di emarginazione, i gialli di “Relazione di sangue” e di “John Parker, il detective”, la rievocazione dei ricordi in “La mente del diavolo”, sono solo alcuni dei temi che lo scrittore catanese affronta.
Chiudere i conti con un passato che ritorna, che non è mai stato cancellato e che, anzi, ha influenzato ciò che oggi si è diventati, costituisce una costante nelle opere di Scalisi, pronto a guardare avanti, ma senza aver risolto le questioni rimaste in sospeso.
Come ciò sia possibile spetta al lettore scoprirlo!

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