Revisioniamo i libri di storia

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gabriella-carlucciLa ex della tv entrata in politica, grazie alla tv, ha presentato alle Camere il 18 febbraio scorso, un progetto di legge, firmato da 19 deputati del PDL, in cui si chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta per esaminare l’imparzialità dei libri, in particolare quelli di storia.

Secondo la Carlucci in questi libri ci sarebbero  “tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le nuove generazioni a fini elettorali”. Essi tenderebbero ad esaltare “l’attuale schieramento di sinistra gettando fango sui loro avversari”, cioè su Berlusconi e sul PDL.

Considerato il vento di contestazione politico istituzionale che soffia nel centrodestra, si tratta di una iniziativa insolita e quantomeno bizzarra. Più a beneficio propagandistico che una vera  proposta seria.

Neppure negli anni più bui della storia della Repubblica, quella degli anni di piombo, si era arrivati a proporre iniziative così limitatrici della libertà di insegnamento, che è un principio tutelato dalla Costituzione.

Ma, com’è noto, per molti esponenti della maggioranza la Costituzione è superata dai fatti e non tutela più gli interessi, spesso solo privati, della classe politica al potere.

In ogni caso i testi scolastici non potrebbero essere imposti per legge o per altro provvedimento direttivo, ciò accade solo nei paesi totalitari, ma dovrebbero scaturire dal confronto serio tra diversi agenti culturali  cioè da coloro che fanno la ricerca nei rispettivi ambiti di intervento, i professori che li adottano e gli studenti che alla fine li valutano sulla base della loro idoneità.

La cultura storica degli ultimi decenni della destra risulta per molti versi improponibile, sia per mancanza di rigore critico nella ricerca sia per le posizioni apertamente  e provocatoriamente revisioniste da essa assunte.

Comunque nonostante gli inevitabili limiti presenti nei libri di testo, non tocca alla classe politica “riscrivere” la storia sulla base degli interessi di parte.

Se nel sistema di trasmissione della conoscenza esistono delle deficienze o dei limiti, è compito della scuola stessa porvi rimedio, utilizzando gli strumenti della ricerca e del dibattito tra studiosi, professori e studenti.

L’importante è che venga tutelato il principio costituzionale della libertà scolastica e di insegnamento, tenendo fuori la nefasta influenza dello “Stato docente” che per altro ha poco da insegnare alle nuove generazioni sotto il profilo culturale, politico-morale.

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