Quattro Sì, con qualunque significato

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logo_4-Si-referendum1In questi giorni si discute tanto sul valore da dare al voto referendario della prossima settimana. Se considerare cioè un’eventuale vittoria dei Sì anche come un voto di sfiducia nei confronti del Governo, e di conseguenza chiederne le dimissioni, o no.

Io penso che, oggettivamente, il voto di domenica e lunedì sia un voto che riguarda esclusivamente i quattro quesiti cui siamo chiamati a rispondere. Se poi ciascuno di noi va a votare anche perché pensa che una sconfitta dei No sia anche una sconfitta di Berlusconi, è libero di pensarlo.

Personalmente tifo per i Sì, e lo faccio perché voglio che l’acqua resti pubblica, perché non voglio che l’energia venga prodotta da centrali nucleari e perché non voglio che ci siano cittadini al disopra della legge. Ma, lo ammetto, vado a votare anche per dare uno schiaffo al Governo.

Ciononostante, non credo che in caso di una nostra vittoria Berlusconi si dimetterà. Se fosse un uomo coerente, si sarebbe dovuto dimettere all’indomani della sconfitta alle Amministrative, visto e considerato che aveva fatto diventare quel voto una sorta di referendum sulla propria persona. Ma, ormai lo sappiamo, la coerenza e Berlusconi sono come l’acqua e l’olio.

Comunque, a toglierci ogni dubbio (o ogni sogno), ci ha pensato ieri lo stesso Presidente del Consiglio, dichiarando “inutili” i referendum e invitando i propri elettori a scegliere secondo coscienza. Tradotto in italiano vuol dire che chiunque vinca, lui non perde.

D’altra parte, è anche naturale che Berlusconi non si dimetta, perché se lo facesse, dopo pochi minuti sentiremmo forte il tintinnio delle manette.

1 commento

  1. Carissimo direttore,
    andrò a votare per i referendum perchè è un diritto – dovere di ogni onesto cittadino a prescindere dalla corrente politica che ci governa attualmente. Confesso la mia fede anti berlusconiana e condivido in pieno il tuo pacato e rispettoso articolo.
    Antonella
    PS: Vederlo meritatamente in manette mi farebbe ricredere dalla convinzione della miserabilità dell’uomo. Quasi utopia?!

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