Le grandi manovre

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alfano-berlusconiSi sente parlare di “un segretario del PDL”. Novità del dopo elezioni.

Si sente parlare di primarie nel PDL. Altra novità del dopo elezioni.

Vuoi vedere che il PDL sta rincorrendo il PD?

Quel partito che non ha idee, non ha leader, non ha coesione, è un’accozzaglia di cocci rotti rabberciati alla belle meglio, quella specie di ameba, quel partito che si mangia i segretari, quel partito che insiste a mettere il coltello nulla piaga del lavoro, della precarietà, della scuola, della ricerca, della condizione delle donne e che vuole persino gli asili nido, che vuole tassare le rendite ed i patrimoni, che non vuole che  si evadano le tasse, non vuole i condoni, insomma quel partitaccio sinistroide che, a dispetto di tutti, sta crescendo?

E’ noto che il PDL non aveva un segretario di partito con tutte le prerogative che stanno in capo ad un segretario vero. Il partito di uno solo, il partito del padrone, aveva tre o quattro coordinatori, Verdini e soci, che non facevano altro che riportare la voce del  padrone.

Ora, di punto in bianco, si sente la necessità di un “segretario”.  Visto i precedenti e considerato il carattere del Capo in testa,  in pratica, succederà che ci sarà un solo coordinatore,  al posto di tre e gli altri che, evidentemente, hanno deluso il padrone, saranno relegati al ruolo di belle figurine.

Col sistema democratico  che contraddistingue quel partito, il padrone chiama AA, Alfano Angelino, alias il suo cagnolino: “Segretario”.

Detto, fatto.

Ora c’è un segretario.

La ratifica di tale nomina padronale avverrà probabilmente durante una cena ad Arcore.

Il cagnolino Alfano, fedele e scodinzolante, adesso porta al collo un collare nuovo con su scritto il nome del padrone ed il numero di telefono, in caso dovesse “smarrirsi”. Tra qualche tempo, se dovesse sgarrare un po’,  gli metteranno nell’orecchio il micro-cip di ordinanza.

Primarie, si faranno le primarie e pare che in tanti del PDL le desiderino.

Improvvisamente, come sulla via di Damasco, c’è stata una illuminazione divina di tutti quei maggiorenti, gerarchi,  portabandiere e incaricati di qualcosa: occorre fare le primarie, punto. Quasi quasi le pretendono!

Sì, certo, ma blindate, il magnanimo risponde, senza che si infilino infiltrati di sinistra, capaci di tutto, anche di sabotare le primarie del partito del padrone.  Com’è noto, la sinistra è malvagia, portatrice di fame,  morte, non è affidabile e potrebbe rovinare tutto e, per dispetto, potrebbe far vincere Scilipoti.

Qualche mal di pancia, però,  deve essersi sentito da quelle parti. Un partito che da sempre è stato costruito solo su una persona in modo scientifico,  dal simbolo agli inni, dalle bandiere ai gadget,  dove tutto era stato pensato come un tripudio di “Berlusconi”, comincia a dare segni di ebollizione intestinale.

Chi aveva osato criticare, non condividere o semplicemente dire la sua, era sempre stato cacciato,  ignorato e messo da parte. Vedi Casini e Fini per citare i più noti.

Però, questa improvvisa disponibilità del Capoccia ad accettare la possibilità che il capo del PDL sia un altro, fa dubitare. E’ poco credibile, e si risolverà in un po’ di fumo negli occhi ai creduloni, tanto per dire che anche da quelle parti c’è democrazia, pluralismo, aperture, disponibilità.

Sarà pane dolce per i vari portavoce, dalla Santanchè allo scomparso Capezzone. Ci riempiranno le orecchie nei vari dibattiti e nei TG di servizio, ma nessuno ci crederà. Ormai la campana si è incrinata, la crepa è vistosa e le sue note sono stonate.

Bossi e Berlusconi si incontrano nella casa del Capo e decidono di andare avanti. Vanno avanti a fare che? E dove?

Magari verso l’uscita.

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