Vincere nella tana del lupo

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Dopo il vento delle novità che ha scompigliato le urne di maggio, i sindaci neoeletti hanno deciso di nominare le giunte nel segno della parità: metà uomini e metà donne.

Ha cominciato Virginio Merola, eletto a Bologna, che ha scelto come sua vice con delega al Bilancio, l’economista Silvia Giannini, docente universitaria di Scienza delle finanze.

Poi Piero Fassino, eletto a Torino, ha nominato cinque assessori su undici. Anche Massimo Zedda, eletto a Cagliari, sta mettendo a punto la sua giunta metà e metà.

Anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ed il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, sono tutti e due orientati verso una formazione alla pari.

Dunque non erano solo promesse elettorali, o abili strategie per conquistare il voto femminile.

I candidati alle elezioni amministrative avevano capito che le donne italiane si stanno guadagnando un ruolo sempre più apprezzato.

È anche probabile che fosse il vivo ricordo di quel 13 febbraio scorso, quando un milione di cittadine riempirono le piazze con lo slogan “Se non ora, quando?”.

È vero anche che in Italia i Comuni con un sindaco donna sono soltanto sette. Ma il risultato più clamoroso è l’elezione di Rosalba Colombo. 53 anni, ad Arcore dove sorge la Villa San Martino, la celebre e chiacchierata residenza di Silvio Berlusconi.  La lista civica di Arcore era composta da 13 donne su 16 a dimostrazione che ad  Arcore le donne sanno fare davvero politica. La signora Colombo ha vinto nella “tana del lupo”.

Si capisce che non basta appartenere ad un sesso invece che ad un altro per meritarsi un posto, più che una parità numerica ottenuta per legge (le quote rosa), valgono finalmente il merito, l’onestà e la competenza politica.

La parità forzata, di facciata, imposta con provvedimenti studiati per contrastare gli squilibri, può salvare le apparenze, ma non serve per scoprire talenti e competenze che potranno rivelarsi sul campo, quando le giunte formate ed arricchite da nomi femminili, saranno messe alla prova.

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