Donne al volante in Arabia

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Una donna in Arabia Saudita è stato arrestata dopo aver lanciato una campagna contro il divieto per le donne di guidare le auto nel Regno e pubblicato il video di lei al volante su Facebook e YouTube.

L’Arabia Saudita è infatti l’unico paese al mondo a vietare alle donne, sia saudite e straniere, la guida dell’auto con la motivazione che esporrebbe le donne a tentazioni peccaminose, permettendo loro di mescolarsi con poliziotti e meccanici.

Una donna, Walid Abou el-Kheir detta Manal al-Sherif, attivista per i diritti civili, è stata arrestata dalla polizia religiosa del Paese, che ha il compito di assicurare che l’interpretazione rigida del regno degli insegnamenti islamici sia rispettata.

Al-Sherif è stato rilasciata comunque poche ore più tardi.

Al-Sherif con un gruppo di altre donne ha iniziato una pagina di Facebook intitolata “Insegnami a guidare modo che io possa difendermi ”, che esorta le autorità a revocare il divieto di guida.

“Questa è una campagna di volontariato per aiutare le ragazze di questo paese a imparare a guidare, almeno per i momenti di emergenza, Dio non voglia. E se a chi guida prende un attacco di cuore?”

Gli attivisti si sono concentrati sulla importanza per le donne di guidare nei momenti di emergenze e nel caso di famiglie a basso reddito. Il divieto costringe infatti le famiglie ad assumere in autista , e quelli che non possono permetterselo devono fare affidamento su parenti maschi per essere portate a lavorare, a scuola, a fare la spesa o dal medico.

Al-Sherif ha sostenuto pure che le donne che guidano possono evitare le molestie sessuali dai loro autisti e proteggere la loro “dignità”.

Attraverso Facebook, gli attivisti chiedono per il 17 giugno una manifestazione di massa di donne al volante e oltre 12.000 persone che hanno visualizzazione la pagina hanno preannunciato il loro sostegno.

Sulla loro pagina di Facebook, il gruppo dice che le donne, aderendo alla campagna, non devono contestare le autorità, se sono fermate e interrogate devono rispettare le norme di abbigliamento del Paese.

“Vogliamo vivere come cittadini completi, senza l’umiliazione a cui siamo sottoposte ogni giorno perché siamo soggette a un autista, Non siamo qui per infrangere la legge o sfidare le autorità: siamo qui a rivendicare una dei nostri più elementari diritti.”

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