Il libro di Cristo Gitano

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daniele lamuraglia

La leggenda di un Cristo zingaro crocifisso due volte circola da secoli, probabilmente dagli albori del ‘500 quando il popolo zingaro, dopo la sua misteriosa fuga dall’India, arrivò nella Spagna del sud. Questa leggenda è stata poi raccolta e tradotta in forma letteraria, con connotati propri e specifici, dallo scrittore scozzese William Sharp meglio conosciuto con lo pseudonimo femminile di Fiona MacLeod nel 1895.

Daniele Lamuraglia, autore e regista fiorentino con un palmares di tutto rispetto, ha scritto il bellissimo testo teatrale “Il racconto del Cristo Gitano” e lo ha  portato sul palcoscenico nel 2003; ha poi voluto pubblicarne il testo nel libro “Il libro del Cristo Gitano”, edito da Pagnini, in cui narra anche la storia appassionante e coinvolgente del backstage di questo spettacolo. Nella prefazione Antonio Tabucchi scrive che Daniele Lamuraglia ha voluto “…come interpreti gli Zingari. Ha voluto cioè che gli Zingari interpretassero se stessi” e facendolo “sono obbligati a diventare altri da se stessi. Sono obbligati cioè a vedersi dal di fuori…” e aggiunge “…gli Zingari si specchiano in noi che siamo il pubblico che li guarda. C’è un gioco di alterità…che dovrebbe farci meditare. Loro recitano per noi che siamo l’Altro. Recitano se stessi ma in quanto finzione teatrale loro stessi sono altri. E se fossimo tutti “altri” in questo mondo?”: provocazione di Tabucchi che lascio echeggiare, per una riflessione, nelle nostre menti e nei nostri cuori.

Lamuraglia aggiunge: ”…non si smette di agire nel sogno poiché esso ci parla. Cristo Gitano ci arriva da lì, dalle remote isole del mito e anche se non volesse è costretto a camminare, condividere, combattere. Il teatro porta spesso alla luce qualcosa che stava nascosto. E qualcosa che è indispensabile nello stesso tempo…”

Come dev’essere il Cristo Gitano secondo l’autore? “…deve essere l’opposto del Cristo cristiano. Così quanto è radicalmente alternativa alla nostra storia quella gitana. Il fondamento del messaggio di Gesù è lo spirito e il cielo. Cristo Gitano inseguirà la materia, la carne, la terra…” e più oltre “…entrare nel sacro. La paura. E l’attrazione. Ecco i due movimenti del sacro. Il sacro fa paura e attrae. E’ un’energia cattiva e anche buona. Ambedue all’estremo. Il sacro è il punto d’energia più intensa. Positiva e negativa…”

vvoglio concludere con due brani, tratti dal testo, che mi hanno particolarmente colpito, il primo che Lamuraglia fa dire al Cristo Gitano e l’altro a Pietro:

“La Nuova Terra è quella dove potremo restituire il dono della vita e della morte al cielo, alle stelle, al sole e alla luna. Avremo sempre terra feconda e raccolti copiosi solo per avere la grazia di rendere tutto. Chi accumulerà sarà cacciato. Chi darà tutto sarà degno di gloria…Voi guardate verso l’altro quando cercate l’elevazione. E io guardo in basso perché sono elevato. Scendo io da voi. Visto che quassù in alto non siete stati capaci di venire…chi di voi è capace di ridere e, nello stesso tempo, di essere elevato? Sarò alla vostra testa”.

”Lui, Cristo Gitano, è risuscitato perché è un attore. E cioè perché non era morto davvero. Intanto però con la sua finta morte ci ha dato questa terra. Questo teatro. Da qui possiamo cominciare a sentire cosa può essere una nuova terra. Ci vuole l’immaginazione per scoprire la realtà. Una terra immaginaria per scoprire quella reale. Siamo solo all’inizio…”: vogliamo farci guidare anche noi da Cristo Gitano verso questa nuova terra?

1 commento

  1. errata corrige:
    il titolo del testo teatrale è CRISTO GITANO
    e, per la velocità di digitazione, ho scritto “…voi guardate verso l’altro” mentre invece è “voi guardate verso l’alto”…
    chiedo scusa all’autore 🙂

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