Malgrado tutto…noi “Quei ragazzi di Regalpetra”

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Siamo stati testimoni di un vero e proprio omaggio al teatro, un rispetto davvero ammirevole del palcoscenico, una tecnica vocale intensa ed intrisa nel simbolismo dei gesti, nelle metafore delle parole. E poi il canto amaro, rabbioso, tragico, nenie di gente abituata alla sofferenza e al sangue. No, Regalpetra non è popolata dalla mafia, non lo è fintanto che la vita apparteneva al “professore” Leonardo Sciascia, come per voler esorcizzare la contaminazione del proprio paese da questa gravissima piaga sociale.

“Quei ragazzi di Regalpetra” è un lavoro fatto di cuore e con il cuore, diretto ed interpretato magistralmente da Vincenzo Pirrotta, adattamento teatrale dell’omonimo libro di Gaetano Savatteri.

“Sangu, sangu, sangu” (sangue) in un ritmico spasmodico di sussulti corporei come di contrazioni di donna, sangue che è versato da innocenti che, malauguratamente, si trovano nel posto e nel momento sbagliato. I funerali che sfilano per le vie, lunghe catene di gente segnata dal dolore, squarciata fino alle viscere dalla rassegnazione.

Nel caldo umido di una sera qualunque, seduti sulla pietra storica, i ventagli cercano di far aria là dove l’umidità te la toglie.

Le scene ed i costumi sono curati da Giuseppe Andolfo, le musiche composte ed orchestrate da Luca Mauceri per l’Orchestra Giovanile Bellini dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, Enzo Di Stefano il sempre attento, competente direttore di scena, luci di Franco Buzzanca.

I cori di grande atmosfera sono di Luca Iacono, Marina La Placa, Nicola Notaro, Ramona Polizzi, Lucia Portale, Clio Scirà Saccà, Valerio Santi, Giorgia Sunseri.

E’ un particolare “monologo corale” quello dell’attore Vincenzo Pirrotta, la Voce di Regalpetra, monologo letterario intriso della forza rabbiosa di un paese che sembrava essere incontaminato e che invece si trasforma in un campo di sterminio mafioso, in una guerra di faida senza tregua. Colpevoli, innocenti, gente onesta, gente che lavora instancabilmente, gente abituata agli stenti e alla fatica estrema vede morire figli, fratelli, cugini, ammazzati da cosche mafiose avversarie. Muoiono anche immigrati che arrivano a Regalpetra portando una valigia carica di sogni con se. Il corpo esanime diventa, simbolicamente, un insieme di bandiere che ci accomunano ad uno stesso destino crudele, vincitori e vinti in una forma d’inettitudine alla vita.

Ha i toni della tragedia greca, vuoi per la location, sarà il pathos persistente e forte dell’intero spettacolo. Gli astanti attentissimi all’ascolto di una voce interpretativa di grande tecnica, di grande testa e diaframma, di grande cultura, di massima cura registica.

E l’incanto diviene poesia, versi che si sollevano nell’aria e toccano le corde emotive come l’incantevole suono di un melodioso strumento musicale.

Vincenzo Pirrotta è un uomo di Teatro, diventa egli stesso “Teatro” in una fusione totale ma, ancor più, è un uomo di “Poesia”, quell’arte tanto emarginata ai giorni nostri eppure così forte nei suoi silenzi sommessi di “accusatore sociale”, nel vigore dell’esaltazione dell’individuo come anima e spirito, nella fratellanza dei popoli, nella bramosia di una giustizia oggi diventata utopica speranza.

Il simbolismo è molto presente così come un siparietto grottesco tra Maurizio Digati, interpretato con ironia e consapevolezza dall’attore Giampaolo Romania e il giocattolaio di Johannesburgh, colorato ed animato in modo adeguato da Marcello Montalto e nella scena delle sedie. I mafiosi si circondano di burattini pronti ad eseguire l’ordine dal “burattinaio”, il boss mafioso: sono giovanissimi assoldati anche per misere cifre, ipocriti esasperati nel servilismo per abietti individui.

Il paese ha una sua anima, un’anima oppressa dalla crudele legge della vendetta e quest’anima possiede la voce e le qualità interpretative dell’attrice Vitalba Andrea, intensa nell’espressione, profonda nella suggestione del particolare. Spesso la vediamo affiancata allo

“stasimo” della terra, un intervallo tipico della tragedia greca atto a sottolineare un particolare episodio, interpretato dalla bravissima cantante lirica Nancy Lombardo, compagna sulla scena e nella vita di Vincenzo Pirrotta. In un esile corpo, la giovanissima donna coinvolge e commuove nel suo canto di dolore, simbolicamente spezza le arti e la testa di una bambola per denunciare la violata gioventù, la spietata legge del crimine che uccide l’infanzia nella sua spensieratezza e candore. I bravi attori Salvatore Ragusa e Andrea Gambadoro rappresentano lo strazio del popolo, un grido che squarcia il silenzio, l’omertà di un paese costretto a subire la vita che altri impongono, che impone la gretta legge della sopraffazione mafiosa.

Abbiamo avuto l’onore di assistere ad un “capolavoro”, un’encomiabile prova di teatro che ci ha assorbiti totalmente nella sua vastità e grandiosità e, umilmente, riteniamo aver applaudito Vincenzo Pirrotta come il degno successore del grande Turi Ferro.

Quando la passione per il teatro diventa vera Poesia.

pirrotta

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