Rosso Vermiglio

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rossovermiglioRossovermiglio, così, tutto attaccato, non è un errore di stampa ma la cifra caratteristica di tutta la narrazione oltre che il nome di uno dei vini d’eccellenza prodotti dalla protagonista nella sua fattoria nel Senese: “Rossovermiglio”, edito dalla Feltrinelli, si legge tutto d’un fiato per la stupenda fluidità del modus narrandi ma, allo stesso tempo, si assapora e si centellina come un buon vino d’annata e si capisce perché con questo suo primo romanzo Benedetta Cibrario abbia subito fatto centro vincendo uno dei più prestigiosi premi letterari italiani, il Campiello, nel 2008.

La sottoscritta aveva già apprezzato e recensito il suo libro più recente, “Sotto cieli noncuranti”, e ha voluto fare il percorso al contrario andando quindi a leggere l’opera prima di Benedetta Cibrario, autrice nata a Firenze, cresciuta a Torino e vissuta a lungo in Inghilterra ma la cui “vera residenza, per dedizione e amore della terra, è la Toscana”.

E me ne sono innamorata sia per la perfetta e affettuosa descrizione dei due luoghi in cui si svolge questa vicenda, Torino e la campagna senese, che per la scelta di situarla lungo quasi un secolo, il Novecento, che la protagonista vive sulla propria pelle nel bene e nel male che, ancora, per l’escamotage di alternare continui flashbacks al fluire della vicenda presente il che non rende agevole, per chi non è uso a questi continui “salti temporali”, lo star dietro al susseguirsi degli avvenimenti ma che è, per la sottoscritta, invece, un arricchimento, un “valore aggiunto” alla bellezza del libro.

E’ una storia tutta al femminile in cui i protagonisti maschili non fanno una gran bella figura, da Trott a Francesco all’avvocato, tanto per citarne alcuni, solo Dino si salva e si capirà solo alla fine il perché: questa donna, fragile e allo stesso tempo coraggiosa, riuscirà a uscire a testa alta da un matrimonio combinato e infelice a Torino, da un conflitto devastante come la seconda guerra mondiale vissuto nella sua fattoria senese, da un amore che credeva fosse quello giusto e che invece avrà un finale squallido e a invecchiare dicendo: “Sì, a volte le fate sono assai svelte nelle loro faccende e gli incantesimi si realizzano in una manciata di secondi; ma per scioglierli, poi, capita che non bastino cent’anni”.

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