Quattro alla volta

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Adesso ne abbiamo quattro in bacheca, tra i più noti, ma forse ce ne sono altri. Esposti alla visione di tutti e tutti noi possiamo trarre le giuste conseguenze, se ci ragioniamo un po’ su. Sono quattro, superbi, convinti di essere innocenti, affaristi,  parassiti che emergono dai vari verminai che i magistrati riescono a scoprire, tutte le volte che rivoltano un sasso.

PRIMO: BISIGNANI LUIGI. La colf tuttofare. Silenzioso, discreto, occhialuto, dagli occhi chiari deliziosamente spalancati che esprimono meraviglia, tira i fili di tutto questo ambaradan politico della maggioranza. Comanda dappertutto, il suo parere e la sua intermediazione valgono milioni e prestigiosi posti di lavoro. Uomo d’affari, attualmente agli arresti domiciliari, fa il supplente laddove il titolare non riesce, per esempio fa il compito al posto di Masi, direttore Rai, quando si tratta di licenziare Santoro, per ordine del capo Berlusconi. Ha in mano, attraverso il suo intreccio di conoscenze, il comando di questo nostro, strano paese. Non si sa come, ma tutti avevano bisogno del suo parere e del suo aiuto per risolvere le questioni di loro interesse. Un intrallazzatore di quelli tosti e di lunga durata.

SECONDO: PAPA ALFONSO.  Un certo Papa, di cui si sapeva poco fino a qualche tempo fa. Cerchiamo su Google e scopriamo che si tratta di un deputato del Pdl. Magistrato che si è autosospeso da deputato il 7 luglio scorso, in attesa dell’autorizzazione all’arresto. In combutta con Bisignani, il capetto della P4, si sarebbe arricchito, (case, rolex, macchine) per via di rapporti illeciti con alcuni imprenditori attraverso soggetti a lui “vicini”, come un certo Rodà, che, manco a dirlo, gli paga l’affitto di una lussuosa casa nel centro di Roma. Ce l’ha a morte con i magistrati napoletani: i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio che indagano sulla P4. Un uomo che mette tristezza a guardarlo.

TERZO: MILANESE MARCO.  Bel campione di affarismo, all’ombra dei potenti. Si tratta del numero due di Tremonti. Strano a dirsi, ma paga l’affitto della casa romana, a Tremonti. L’inchiesta della procura di Napoli riguarda una gigantesca frode assicurativa messa in piedi tra Napoli, Malta, Inghilterra e Usa. Le accuse sono di abusiva attività finanziaria e assicurativa, per un giro di oltre 30 milioni di euro. Pare che nasconda, nelle sue casseforti, milioni di euro in sterline d’oro. Dà l’impressione di quegli avari, ma proprio avari, che accarezzano il loro tesoro tenuto amorosamente nello scrigno.  Milanese di nome e di fatto.

QUARTO: ROMANO SAVERIO. Quel Romano Saverio di cui Napolitano aveva sentito da lontano la puzza di mafia. Aveva avvisato Berlusconi, gli aveva detto che non era il caso di farlo ministro, ma, si sa com’è fatto Berlusconi, vede Napolitano come uno spino in un occhio ed ha nominato Romano ministro, a dispetto del Presidente della Repubblica. L’ha messo all’Agricoltura, un ministero importante che richiede esperienza, capacità, forza, volontà e credibilità, visto che ci si deve imporre nella concorrenza europea, spesso feroce fra gli stessi paesi interessati, in un’Europa che ha la facoltà enorme di fare e disfare in un campo strategico come quello alimentare. Oggi  Romano Saverio è indagato per mafia, ma lui è sereno. Con la più grande faccia tosta, convoca una conferenza stampa e comunica a tutto il paese che non ha la minima intenzione di lasciare quel posto. Ha detto che lui, proprio lui, con il suo voto ha sostenuto la tenuta di questo governo, è un responsabile che ha votato la fiducia a Berlusconi, il 14 dicembre scorso, e quel posto se lo merita tutto. Un sereno uomo del Sud.

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