Macerata: un Rigoletto tra ‘Libertà e Destino’

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Se ‘Libertà e Destino‘ è stato il tema intorno a cui quest’anno ha ruotato il cartellone dello Sferisterio Opera Festival di Macerata, il Rigoletto, di questo tema ne è stato l’emblema.
Gioiello verdiano di tragicità, rappresentata magistralmente a Macerata con scene essenziali e coreografie ricercate di Massimo Gasparon (regia, scene e costumi), l’opera lirica, della contrapposizione tra libertà e destino, ne ha evidenziato tutti quegli aspetti che toccano l’animo umano e che piacciono, proprio perché, in ciascuno, dimora, magari segretamente, seppure con epiloghi non sempre tanto tragici, il dramma del destino che si fa beffe dell’uomo, specialmente quando cerca di imporre la sua volontà.
Rigoletto, il buffone della Corte di Mantova, interpretato a Macerata da Giovanni Meoni, è costretto a far ridere, ma una maledizione incombe sul suo capo: quella lanciatagli dal Conte di Monterone, un padre che soffre per l’onore perduto della figlia.
Analoga sofferenza toccherà al buffone, che, perduta l’unica speranza di riscatto della sua vita, vorrà vendicare l’onore della figlia Gilda (a Macerata interpretatata da Desirée Rancatore), sedotta dal duca di Mantova (Ismael Jordi ).
Mentre il buffone insegue la vendetta, però, l’epilogo è tragico. La figlia di Rigoletto si fa uccidere al posto del suo amato Duca, benché il padre le abbia fatto conoscere la di lui infedeltà e leggerezza.
Così il buffone, che vuole uccidere il Duca di Mantova e che per questo ha assoldato un sicario, in realtà troverà nel sacco non il cadavere del potente, ma il corpo della figlia morente.
Il destino e la maledizione hanno avuto la meglio sulla libera scelta di Rigoletto, che non vuole il perdono, ma la vendetta, che cerca il riscatto per la sua condizione umiliata, prima dall’essere gobbo e costretto buffone, e poi anche dal disonore della figlia.
A Macerata, dopo una prima resa incerta dal tempo a tratti piovoso, una replica annullata per il maltempo, ieri sera, 6 agosto, si è visto un Rigoletto andato in scena in tutto il suo splendore, complice l’aria tiepida della notte.
Quasi diamante sgrezzato da un abile artista, l’opera si è levata sull’incredibile, per la sua acustica e peculariatà, teatro dello Sferisterio, con precisione, essenzialità e in tutta la sua drammaticità.
Ridotte le scene, in cui pochi ambienti, posti al centro del palco si sono alternati su una piattaforma girevole. Curati i costumi. Bravi i cantanti.
Convincente è stato il baritono Giovanni Meoni nei panni di Rigoletto, mentre Desirée Rancatore è stata una Gilda, forse un po’ emozionata all’inizio, ma che poi si è sciolta dispiegando tutta la coloratura della sua voce da soprano. Potentissimo Alberto Rota, nei panni di Sparafucile (e del conte di Monterone), il sicario assoldato da Rigoletto per uccidere il Duca di Mantova, (interpretato a Macerata dal bravo Jasmael Jordi), ma che invece ucciderà non il potente Duca, ma Gilda.
Vibrante, come la musica di Verdi, il giovanissimo direttore d’orchestra Andrea Battistoni, che piccolo di età e di corporatura è sembrato una cosa sola con la musica che ha diretto.
Se l’opera di Verdi tratta da ‘Le Roi s’amuse’ di di Victor Hugo, nell’Ottocento fu censurata e poco apprezzata, nel tempo ha conquistato il posto che gli spetta nel melodramma e anche a Macerata ha continuato a imporsi, malgrado tutto, diffondendo nella tiepida sera agostana le note del dramma umano, che poi è sempre quello, che ruota intorno all’amore, alla morte, al mistero del destino che talora si contrappone in tutta la sua tragicità, alle scelte umane.

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