La cantattrice

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Anna_Maria_Castelli

Ti definisci una cantattrice, iniziamo da qui con le domande dell’intervista…perché ti definisci in questo modo?

Fin dall’inizio della mia carriera, iniziata per puro caso dal jazz, ho avuto difficoltà ad identificarmi nelle varie definizioni che mi venivano attribuite. Un giorno, dopo una faticosissima prova per uno spettacolo di teatro musicale, un giornalista che mi stava aspettando per farmi alcune domande mi chiese, appunto, quale potesse essere la definizione per il mio stile interpretativo. Ero talmente esausta che, quasi urlando, gli dissi: cantattrice, please! E nell’attimo esatto in cui lo dissi sentii che quello era esattamente ciò che più mi apparteneva, ciò che piùmi rappresentava. Decisi così che “cantattrice” sarebbe stato legato per sempre alla mia attività artistica.

A che età hai iniziato a cantare? C’è stato qualcuno che ti ha fatto capire potenzialità della tua voce?

Credo di aver fatto il mio ingresso ufficiale nel mondo della canzone a quasi 5 anni ma canto da quando ho memoria. Per quanto riguarda invece la scoperta delle potenzialità della mia voce, ogni volta che cantavo c’era sempre qualcuno che mi faceva qualche complimento, che mi spronava, che mi incitava a partecipare a concorsi canori ..insomma, una vera e propria mania collettiva! Ma le vere potenzialità ed il mio talento invece sono state portati alla luce e sostenuti dal mio grande compagno di vita e d’avventura, Abner Rossi. E’ stato grazie al suo amore, alla sua dedizione, al suo grande lavoro umano ed artistico  che sono riuscita ad esprimere appieno tutte le mie qualità. La mia voce e le mie doti interpretative sono un vero e proprio patrimonio della “nostra” umanità e  conquistato a due.

C’è un o una cantante a cui ti ispiri maggiormente?

Tanti e nessuno. Da sempre ho avuto l’abitudine di sentire molte versioni di una stessa canzone, proprio per ricercare una mia originalità, per non rischiare di fare una copia, magari anche bruttina, di originali inarrivabili. Le mie muse più significative: Billie Holiday, Elis Regina, Nina Simone, Chet Baker, Edith Piaf, Marlene Dietrich…meglio fermarsi qui!

Quando hai fatto il tuo primo spettacolo e dove?

Nel paleozoico! No, scherzi a parte, questo non lo ricordo perché esistono gli spettacoli “ufficiali”  e quelli “emotivi”. Per il secondo posso darti un momento ed un luogo che però non corrisponderebbe a quello “ufficiale” e quindi potrei tranquillamente dirti: il giorno della mia prima comunione alla chiesa di S.Michele a Castello

Hai fatto studi specifici da attrice o il tuo è un talento naturale?

I miei studi come attrice hanno seguito un iter un po’ particolare. Io non ero interessata ad essere un’attrice perché preferivo cantare ma, già naturalmente, interpretavo i testi che portavo in scena. Così, un giorno, ho pensato che forse cimentarmi in un lavoro prettamente teatrale potesse essere una buona palestra. Mi sono permessa così di preparare un’opera e di portarla in scena. Per rendermi la vita semplice, come spesso amo fare, mi sono scelta come autore Léo Ferré e come opera una sua opera inedita, l’Opéra du Pauvre, un’opera composta per 13 personaggi, cantati e recitati da un’unica voce. Dopo la rappresentazione in Lituania ho deciso che non avrei mai più rinunciato al teatro…anche se a certe condizioni e cioè quelle del pieno rispetto del mio ruolo di “cantattrice”. Vedi? Tutto torna!

La collaborazione con Abner Rossi, autore di molti dei testi dei tuoi spettacoli, ha dato maggiore respiro al tuo essere cantattrice?

Be’, i retroscena con Abner li ho già svelati e quindi in qualche modo ho già risposto a questa domanda. Ma posso e voglio fare un’aggiunta. L’incastro della sua scrittura con il mio stile interpretativo è magico. Le parole di Abner, ma soprattutto la semplicità e al tempo stesso la straordinaria immediatezza dei suoi testi, fanno parte di me. E’ come se ogni parola che lui scrive (e questo anche indipendentemente da me, lo garantisco!) fosse sempre stata lì, ad attendermi. E’ una sensazione straordinaria portare in scena i suoi lavori

Hai mai fatto spettacoli all’estero? Dove? Quando?

Ah ma tu ami il senso cronologico delle cose! Si, ho fatto tanti, tantissimi spettacoli all’estero. Dove?  In oltre 40 nazioni: Guatemala, Perù, Argentina, Finlandia, Francia, Messico, Colombia, Svezia, Turchia, Malta, Brasile, Giappone…basta così? In oltre 10 anni di carriera ho portato in gran parte del mondo la lingua italiana attraverso la canzone d’autore. E’ stato anche grazie a questo mio impegno che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mi ha insignito dell’Onorificenza di Cavaliere dell’ “Ordine al Merito della Repubblica Italiana” per meriti artistici e che nel 2007 ho ricevuto un premio bellissimo, il Premio Portovenere Donna, precedentemente conquistato da donne come Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Franca Valeri, Paola Gassman, Carmen Lasorella, Milena Gabbanelli, Dacia Maraini.

In questo periodo, ad esempio, sto collaborando con un poeta e pittore belga che ha scritto alcuni testi per me ad uno spettacolo che verrà rappresentato in Asia il prossimo anno.

L’essere toscana e l’essere donna nel mondo della musica pensi che siano marce in più o sono ininfluenti?

Il luogo da cui provieni non ha molta importanza quando i confini artistici che vuoi esplorare sono molto ampi e questo vale anche per i gemeri musicali. Spaziare fra i vari generi fondamentalmente significa spaziare dentro se stessi, conoscersi, esprimersi e questo fa parte della nostra natura, di noi donne intendo. Relativamente quindi alla espressività ed alla creatività essere una donna è sicuramente una marcia in più; ma rischia di non esserlo più se, insieme a questo, decidi che oltre al tuo talento vuoi utilizzare anche un po’ di quella materia grigia che viene data normalmente in dotazione al momento della nascita. Ma non so se ho risposto esattamente alla tua domanda!

Dato che i tuoi due figli mostrano già di avere propensioni, ognuno a modo proprio, verso il mondo della musica pensi di aver trasmesso loro questa dote geneticamente?

Geneticamente assolutamente si. Credo che a questo abbia contribuito anche il fatto che io per scelta non ho mai messo un confine fra il mio lavoro, così come non lo ha fatto Abner, e la nostra vita. Da questo è scaturito un terreno ed un humus molto fertile su cui ognuno a suo modo e con i propri talenti, sperimenta continuamente le proprie potenzialità arricchendosi ed arricchendo anche l’altro. A questo si aggiunge anche il fatto che ognuno di loro fa esattamente ciò che ha voglia di fare e senza una finalità precisa. Io non li ho mai spinti e ho sempre permesso loro di scegliere, cominciare, abbandonare, riprendere, lasciare, in poche parole, di sperimentare. Cosa ne nascerà, poco importa. Loro si saranno sicuramente formati un po’ di più, umanamente ed artisticamente.

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