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All’interno della rassegna teatrale “Etnafest” all’Anfiteatro Le Ciminiere di Catania, l’Associazione culturale “Albatros” porta in scena con successo uno spaccato di storia della nostra martoriata terra “Sicilia 1860”, atto unico di Laura De Palma e Gisella Calì.

Garibaldi e i Mille si preparano nell’impresa di liberare dagli invasori borbonici il regno delle due Sicilie. Ma è davvero questo il loro unico intento? Unire tutte le regioni italiane sotto un’unica bandiera?

I siciliani accolgono l’”eroe dei due mondi”, il liberatore con enfasi e tante aspettative d’amor patrio ed invece, giunti che furono, convinsero ragazzini ad indossare la camicia rossa, a morire per un ideale degno ma utilizzando per lo scopo ben altri intenti.

“Sicilia 1860” con l’attenta e curata regia di Gisella Calì è uno spettacolo intenso, veritiero a tratti forte dove i personaggi si muovono nel clima di un periodo storico non facile. La voce possente e calda di Laura De Palma, due volte vincitrice del premio “Rosa Balistreri”, sottolinea con il canto i momenti salienti: dalla tradizione musicale folkloristica della Balistrri, ad “Amara Terra” e “Malarazza” di Domenico Modugno in un crescendo di intensità canore e immedesimazioni emozionanti.

Attraverso dei documenti storici letti dagli attori in scena, riviviamo un particolare momento storico dall’altra faccia della medaglia così come non ci viene raccontata: i fatti di Bronte, i fermenti di Gancia a Palermo, per mettere in fuga l’inviso governo borbone.

Il giovane attore Dario Castro conferma la sua duttilità scenica, il suo intenso modulo recitativo, la sua estrema naturalezza nel vestire i panni dei diversi personaggi interpretati. Grande eleganza ed intensità ritroviamo negli altri attori: Gabriele Mangione e Mario Piana. Ad accompagnare i vari sipari storici, la melodia degli strumenti musicali della bravissima Flaminia Castro.

Laura De Palma, oltre a deliziarci con la sua interpretazione canora, da corpo e voce ad una ironica Peppa La Cannoniera, donna del periodo catanese che, approfittando di un cannone abbandonato dai rivoltosi, comincia a far fuoco contro l’esercito borbonico.

Gisella Calì, oltre ad essere una regista capace, attenta alle più piccole sfumature, meticolosa e grande professionista, strappa applausi meritati come attrice, soprattutto nell’intenso ed emozionante monologo di una donna siciliana che racconta la violenza fisica subita da una ragazzina ad opera di uno dei Mille.

Altro che liberatori!

“Sicilia 1860” è un lavoro di grande impatto, di importante rilevanza culturale degno di attenzione.

E fare cultura oggi è un pregio di pochi eletti.

laura sicilia 1860

sicilia 1860

1 commento

  1. Correggo: il nome del gruppo è Diapason e non Albatros. Chiedo scusa per l’errore.

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