Addio Sergio Bonelli

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sergio bonelli

Sergio Bonelli è morto.
Sin dal mese di agosto aveva accusato dei problemi di salute i quali, negli ultimi giorni, lo avevano costretto al ricovero presso la struttura San Gerardo di Monza, dove stamane si è spento all’età di 78 anni.

La notizia è arrivata improvvisa. Il proverbiale fulmine a ciel sereno che coglie alla sprovvista e ti lascia senza parole.
Forse perché, come le sue creature di carta, lo ritenevamo immortale ed invincibile. Forse ancora per il semplice motivo che l’aver accompagnato la nostra infanzia e, soprattutto, anche l’età adulta, lo aveva reso una figura oramai costante, tanto da non poter concepire il fumetto senza la sua presenza.

Editore, innanzitutto. Sin dal 1957 con le varie incarnazioni della sua casa editrice (Araldo, Cepim, Daim Press, Sergio Bonelli Editore), con la quale ha raccolto l’eredità del padre Gian Luigi (creatore di Tex e della gloriosa Audace) per costruire un vero e proprio punto di riferimento del fumetto italiano. Basti pensare a quanti maestri ha ospitato la sua redazione o quali opportunità ha concesso a molti dei disegnatori attualmente più richiesti all’estero.
Sceneggiatore, poi. Con lo pseudonimo di Guido Nolitta ha dato vita al leggendario Zagor, lo spirito con la scure, o al suo amatissimo Mister No, antieroe con cui ha ridefinito il concetto di fumetto d’avventura.
Innamorato dell’avventura  spesso, proprio dalle pagine redazionali dei suoi albi, dispensava ricordi dei suoi innumerevoli viaggi per il mondo o consigli su libri da consultare o sui film d’annata da non perdere.  Non stupisce, inoltre, che fosse collezionista di fumetti. Non di rado lo si incontrava alle fiere antiquarie alla ricerca di rari cimeli.
Impossibile elencare, poi, la miriade di personaggi “figli” del suo lavoro editoriale.
Citiamo Tex, che ha dimostrato, prima ancora di Sergio Leone, come gli italiani sappiano concepire il western e l’aura di leggenda che lo circonda meglio degli americani. Zagor, insolito ibrido tra western e fantastico che, tutt’oggi, a cinquant’anni di distanza, non mostra cedimenti. Ken Parker, forse il miglior fumetto seriale italiano, un western d’autore che non di rado è sfociato in un intenso lirismo descrittivo. Martyn Mistere, che ha lanciato la fantarcheologia e l’attrazione verso i misteri storici e scientifici prima ancora di Dan Brown e delle innumerevoli trasmissioni televisive che lo emulano. Dylan Dog l’horror d’autore, uno dei casi letterari più interessanti degli ultimi anni.
Per non tacere di lodevoli iniziative che hanno dato vitalità al nostro fumetto, come la collana “Un uomo, un’avventura” in cui si sono confrontati tutti i migliori maestri italiani (come Dino Battaglia, Bonvi, Guido Crepax, Milo Manara, Hugo Pratt, Sergio Toppi). La recente idea dei romanzi a fumetti pubblicati con cadenza annuale.  Il coraggioso spazio riservato al talento di giovani autori. La reinterpretazione di Tex ad opera dei principali autori mondiali (Magnus, José Ortiz, Jordi Bernet, De La Fuente, Joe Kubert  ed altri ancora).

Pensate ad un qualunque fumetto letto nel classico formato “alla Bonelli” e state pur certi che quelle pagine sono state edite dalla scuderia di via Buonarroti.  Al che si capirà subito come questo signore, con la sua immaginifica idea editoriale, abbia costituito parte integrante nella nostra cultura, in maniera molto più concreta di quanto non si riesca ad attribuire ad una forma di espressione artistica ingiustamente sottovalutata come il fumetto. Milioni di lettori si sono riconosciuti in lui, e con lui hanno sognato. Da una generazione all’altra, dalle Alpi a Lampedusa, senza alcuna distinzione di estrazione sociale, condizione economica o provenienza geografica. Se leggete le notizie di queste ore, rimarrete colpiti dall’elenco di testimonianze e attestati di cordoglio provenienti dagli ambiti più diversi e dalle personalità più varie. Una dimostrazione di come sia bastata una piccola casa editrice, gestita in maniera artigianale, ad unificare il Paese basandosi soltanto sulla forza evocativa della letteratura d’avventura. Il sogno non conosce confini.

Sergio se n’è andato.
A noi piace ricordarlo immaginandolo, in questo momento, come la sua creatura più amata, Mister No. Ai margini della foresta amazzonica, sprofondato in un’amaca a bere chacaca ascoltando “body and soul”,  in attesa della prossima imprevedibile avventura.

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