Propulsione umana

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Eureka, una lampadina si accende, ma non per un click manuale, bensì dopo un’energica, pedagogica, pedalata.

Il Tg2 ci presenta la scuola dell’energia. Una scuola che produce energia facendo pedalare i propri alunni ed immagazzinando i watt all’interno di accumulatori in modo da riutilizzarli quando servono.  E’ quanto si sta sperimentando  nell’Istituto Tecnico Industriale Statale Vallauri di Roma che ha creato una Sala dell’Energia, al cui interno trovano spazio 18 postazioni allestiste per la produzione di energia elettrica attraverso delle dinamo che sono attivate dalle pedalate o rotazioni a manovella.

L’obiettivo di questa iniziativa è quella di modulare o rimodulare i comportamenti energetici individuali e di conseguenza collettivi, creando al tempo stesso una cultura dell’antispreco. Un progetto  ambizioso ed estremamente educativo. Oltre al risparmio prodotto dall’energia accumulata in modo pulito, il programma si pone quello di una migliore consapevolezza sui temi della produzione e consumo dell’energia anche in chiave ambientale. I ragazzi sono costretti a constatare, sulle loro gambe,  quanta energia ci vuole per produrre energia (100 Watt per un’ora di pedalata), in questo modo vengono educati a comprendere il senso e il valore del risparmio energetico

Scuole a pedali, questo è il nome dell’ originale piano di lavoro, ideato da Oscar Santilli, insegnante dell’istituto ed architetto appassionato di ecologia. Ogni ragazzo è proprietario di  una tessera personale,  che serve per attribuirgli le quantità energetiche che ha prodotto e che gli verranno riconosciute come crediti. Per cui il ragazzo sarà titolare di un credito energetico che cresce man mano che pedala.  Una scheda magnetica contabilizza l’energia che verrà in seguito convertita in premi e benefit, quali ingressi al cinema, buoni libro, acquisto dvd, ricariche telefoniche ed altri beni o servizi ad alta appetibilità ma scolasticamente e socialmente compatibili. Si tratta di spin-bike e altrettante dinamo a manovella, da azionare a braccia, che producono Watt da accumulare in una centralina a loro collegata da un sistema di cavi. A realizzare il software e l’hardware della sala ci ha pensato un ex-studente dell’istituto.
Una scuola che ha come obiettivo, oltre all’utilità pratica, una funzione didattica. Un modo per conoscere determinate realtà e, magari, per riuscire a cambiare i propri comportamenti in base a queste conoscenze. Il tutto in controtendenza alle difficoltà che devono superare le scuole dopo  i tagli e le riforme scolastiche governative.

E non basta, il donatore di watt,  può essere un professore, uno del personale didattico, un genitore, chiunque abbia voglia di contribuire al proprio benessere fisico e all’ambiente.  Adulti che avranno un’altra tessera diversa da quella degli studenti, ma che potranno utilizzare la stessa sala per produrre energia ed accumulare watt che verranno riutilizzati in momenti di natura collettiva o sociale, come ad esempio un concerto. Attività virtuose prodotte in favore della collettività.

Un modo interessante per aprire la scuola al contributo sociale e, contemporaneamente, esercitare l’azione formativa anche su coloro che non sono studenti con l’aggiunta  del piacere di aver contributo al benessere se non del pianeta, almeno della propria scuola.  Senza tralasciare che l’attività fisica diventa un colpo ben assestato a sedentarietà e soprappeso.

Un’importante iniziativa volta a sensibilizzare i corretti comporamenti energetici attraverso le pedalate di tutti. Se risparmiare energia è doveroso, è veramente bello e, è il caso di dirlo, istruttivo, che la corrente prodotta sia in grado di alimentare pc, attrezzature tecnologiche, ma soprattutto la mente dei ragazzi, cittadini di un futuro incerto che ha fame di nuova cultura del consumo. La spesa di questa ristrutturazione scolastica  potrà essere ammortizzata in poco più di dieci anni, mentre il ritorno in fatto di qualità di vita sarà altissimo. E’ il caso di prendere spunto da un famoso slogan: Meditate Gelmini &, meditate!

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