Peter Gabriel – “New Blood”

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new blood

Rassegniamoci.
Tra un album di inediti e il successivo Peter Gabriel ama far trascorrere archi di tempo che non si computano più in anni, bensì in lustri, se non addirittura in decadi. Pause durante le quali, fortunatamente, l’artista britannico non manca di avventurarsi in diverse iniziative, a cui spetta il ruolo di rendere la sua assenza discografica più tollerabile. Dopo “Up” del 2002, infatti, hanno visto la luce il progetto “Big Blue Ball” (2008), l’innovativo album di cover “Scratch my back” (2010) e, in questi giorni”, “New Blood“.

L’idea è nata in occasione dell’ultimo tour e dalla conseguente necessità di adattare le proprie composizioni allo spirito minimalista con cui erano state concepite le cover di “Scratch my back”, fulcro degli spettacoli.
Dopo averlo testato durante i concerti, nasce così “New Blood”, rivisitazione del repertorio di Peter Gabriel in chiave acustico-sinfonica. Bandite le chitarre, la batteria, gli strumenti elettrici ed elettronici, ad accompagnarlo è soltanto un’orchestra di ben 46 elementi diretta da Ben Foster. Gli arrangiamenti sono curati dal compositore John Metcalfe (già presente in “Scratch my back”).

L’idea non è certo nuova, né tanto meno originale. Sono moltissimi, infatti, gli artisti del panorama pop-rock ad essersi cimentati in tali sperimentazioni, con alterne fortune e spesso risultati poco convincenti, data la tendenza ad enfatizzare la presenza dell’orchestra con un eccesso di toni epici ed arrangiamenti magniloquenti.
Trattandosi però di Peter Gabriel, ovvero di uno dei pochi artisti al mondo illuminati dal dono del talento e dallo spirito del genio, vale la pena concedergli il beneficio del dubbio ed abbandonare quei preconcetti che ne farebbero sospettare un’opera ovvia e scontata.  Il tutto senza dimenticare che l’essere stato tra gli artefici più autorevoli del progressive con i Genesis, prelude al buon esito di una simile operazione.

L’apertura dell’album è affidata a “The rhythm of the heat” e non è un caso.
E’ il biglietto da visita scelto da Gabriel per mettere subito in chiaro che “New Blood” non è un progetto banale e prevedibile, ma che attinge a piene mani a quella “nuova linfa” che ne è l’elemento caratterizzante e che conferisce al lavoro anima ed originalità.
Si inizia così con uno dei pezzi sulla carta meno idonei all’arrangiamento orchestrale, essendo stata concepita sulla forza del ritmo e delle percussioni elettroniche. Il risultato è a dir poco sorprendente. Uno stupore che emerge con prepotenza proprio ogni qualvolta l’orchestra affronta i brani più insospettabili come “San Jacinto”, una claustrofobica “Intruder”, “Digging in the dirt” o una “Darkness” dalle tinte cupe.
Dal fronte opposto “Mercy street”, “Downside Up” e “Don’t give up” si concedono in maniera naturale all’abbraccio lieve dell’orchestra, confermandone l’aura onirica e l’eleganza sofisticata. Peccato soltanto che Melanie Gabriel non riesca a lambire le vette che furono di Elizabeth Frazer. Lo stesso dicasi di Ane Brun che, nonostante il valore aggiunto del suo esotismo vocale, non trasmette la stessa tensione emotiva che donava Kate Bush.
Proprio perché è la voce l’elemento che meglio focalizza e definisce una performance, è però confortate notare come in questi brani il baricentro sonoro rimanga sempre e comunque la voce di Gabriel. Evocativa, viscerale. Con quella lieve asprezza conferita dallo scorrere del tempo che, paradossalmente, la impreziosisce rendendola più profonda.
Più si procede con l’ascolto, poi, più impressiona la metodologia sottrattiva adottata nel riarrangiare le composizioni, quasi a tracciare un filo di continuità con “Scratch my back”. Ascoltate “Red rain” e “In your eyes” , per esempio. I pezzi sono denudati di tutti gli ornamenti sonori che li contraddistinguevano. Il ruolo di guida è ora affidato all’’orchestra. Una presenza discreta, che non presta mai il fianco ai barocchismi, né ai virtuosismi fini a sé stessi, ma costituisce, invece, la vera e propria struttura narrante dei brani. Sembra facile, ma tradurre il minimalismo e l’essenzialità in sensazioni di ampio respiro richiede invece un gusto ed una cultura musicali non comuni.

Digerita la delusione per l’ennesima assenza ad ogni riferimento al passato con i Genesis, che in tale contesto non avrebbe certo sfigurato, a questo punto è inutile sottolineare come con “New blood” Peter Gabriel, anche questa volta, abbia superato l’esame a pieni voti.
Eppure queste versioni, per quanto curate ed affascinanti, non riescono quasi mai ad oscurare le composizioni originarie, ad esser loro totalmente alternative, a sostituirle. Questo perché il lavoro di Gabriel si caratterizza per la sua unicità, per l’originale ricerca sonora ed artistica di cui è frutto, per il certosino lavoro di rifinitura e cesello.
Ciò fa sì che “New blood”, con ogni probabilità, pur essendo un signor album, acquisti la sua maggior ragion d’essere proprio nell’ambito in cui il progetto è maturato e si è sviluppato, ovvero nell’esibizione live, piuttosto che a livello di lavoro discografico.
Rimane comunque un album consigliabile e che può essere una valida cura per lenire le banalità che, di questi tempi, sempre più spesso affliggono le nostre orecchie.

L’album esce in ulteriori tre versioni.

  • Special edition (disponibile dal 10 ottobre). Edizione che si arricchisce di un ulteriore cd, piuttosto ridondante, contenente le basi strumentali dei pezzi che compongono l’album più una bonus track: una stupenda versione vocale di “Blood of Eden”, scartata per incomprensibili e assurdi motivi dalla scaletta dell’album e che sicuramente avrebbe meritato di esserci, più di “A quiet moment”, inutile sequenza di suoni ambientali registrati a Solsbury Hill.
  • Deluxe edition (disponibile dal 24 ottobre). Box che, oltre all’album, contiene: un libro fotografico; il video “New blood live in London” in duplice versione dvd e blu-ray; il cd “Live blood”, contenente gli highlights del dvd. Rimane misteriosamente escluso dalla confezione il cd strumentale, bonus track compresa.
  • Vinile (disponibile dal 7 novembre). Stessi brani del cd singolo proposti in 2 lp.

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L’album in una battuta: regale

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Peter Gabriel
“New Blood”
(Realworld/EMI)

01. The Rhythm of the Heat
02. Downside Up (feat. Melanie Gabriel)
03. San Jacinto

04. Intruder
05. Wallflower
06. In Your Eyes
07. Mercy Street
08. Red Rain
09. Darkness
10. Don’t Give Up (feat. Ane Brun)
11. Digging in the Dirt
12. The Nest that Sailed the Sky
13. A Quiet Moment
14. Solsbury Hill (bonus track)

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