La violenza del potere sordo e cieco

Print Friendly, PDF & Email

indignati-roma-111015164356_mediumIl Generale Charles De  Gaulle, durante il maggio francese, indusse il suo primo ministro Pompidou a trattare con i sindacati e concludere gli accordi di Grenelle e così rispose al movimento rivoluzionario che da settimane bloccava la Francia assecondando una uscita negoziata della  grande crisi sociale e politica della Francia moderna.

Anche i governi di centro-sinistra  degli anni settanta che affrontarono le grandi tensioni sociali e politiche del maggio italiano e dell’autunno caldo trattarono  e diedero alla luce  importanti fondamentali provvedimenti: lo Statuto dei diritti dei Lavoratori e la riforma della scuola.

Insomma il potere ha dialogato e trattato con i movimenti. Non si è chiuso a riccio e non ha derubricato la questione sociale a questione di ordine pubblico. Questo succedeva in una realtà sociale e politica in cui esistono vere  opposizioni politiche in Parlamento che sostenevano e traducevano in provvedimenti legislativi le rivendicazioni degli studenti, degli operai, degli insegnanti. A far da sfondo a questa realtà c’era l’URSS con la sua Costituzione e la sua gestione socialista di tutti i beni della società, una URSS  la cui esistenza costringeva le classi dirigenti dell’Occidente a non tirare troppo la corda, ad offrire una qualche risposta alla domanda di diritti e di rinnovamento.

Ma oramai, da molti anni, le cose non stanno più così. I governi ignorano la protesta delle masse. Vanno avanti per la loro strada fatta di tagli ai salari al welfare e di finanziamenti delle guerre colonialiste.

In molti, anche a sinistra, hanno osservato che le violenze degli estremisti a Roma hanno rovinato una grande manifestazione pacifica fatta di almeno trecentomila persone. È vero. Ma è anche vero che nessuna risposta sarebbe stata data né sarà data ai pacifici come ai bellicosi, ai miti come ai violenti. Il potere è sorto e cieco. Lo abbiamo già visto. Migliaia di manifestazioni di protesta dei precari della scuola con stiliti, scioperi delle fame e quant’altro non hanno prodotto neppure un incontro tra il Ministro Gelmini ed il personale della scuola. La scuola è stata spogliata di nove miliardi della sua dotazione e ridotta a classi-pollaio  con trenta o quaranta alunni. Il potere non si è fatto raggiungere da nessuna invocazione, da nessuna protesta. È andato avanti per la sua strada.

Ora per giorni i massmedia si occuperanno delle violenze romane che finiscono con il riverberarsi su tutto il movimento degli indignati inceppandolo e mettendolo sulla difensiva, nella necessità di difendersi dalle accuse che arrivano a sfiorare finanche il terrorismo. Ma il governo non farà assolutamente niente e l’imbelle opposizione presente in Parlamento si preoccuperà sopratutto della propria “rispettabilità” e farà a gara con i Gasparri ed i La Russa a chi si distanzia di più dai movimenti rivendicativi.

Basterebbero  alcuni segnali di apertura del Parlamento e del Governo per rispondere, nei limiti di una situazione difficilissima, in modo civile e democratico a Piazza san Giovanni, alla piazza dei miti ed a quella dei rivoltosi: Un  Salario Sociale della durata di un anno per i giovani laureati in cerca di prima occupazione; un Salario Minimo Garantito ai giovani biagizzati oggi brutalmente sfruttati con retribuzioni meschine inferiori finanche a 500 euro mensili. Un aiuto straordinario alle famiglie monoreddito che non riescono più a galleggiare nella crisi.

Non si farà niente di tutto questo e si parlerà soltanto della violenza di Piazza San Giovanni. Ci si inquadrerà nelle decisioni del G20 che vogliono drenare tutte le risorse verso il sistema finanziario e spogliare le popolazioni di tutto dal salario al welfare. I banchieri passati dalla derisione dello champagne bevuto in faccia agli indignati di Wall Street alla pietà pelosa ed alla condivisione ipocrita ed insincera del segretario al tesoro USA Geithner, di Soros, di Passera, di Draghi, di altri marpioni della finanza.

L’Italia non è la Grecia. È la quinta potenza economica del mondo con il 3,3 per cento di produzione del Pil. Può aprirsi alle richieste degli indignati guadagnandoci in possibilità di crescita. La paralisi italiana è dovuta anche alla precarietà ed al disagio sociale enorme.

Una classe dirigente se si limita a criminalizzare la violenza senza dare risposte ai movimenti si dimostra non credibile ed in malafede. Una classe dirigente deve dare risposte anche alla violenza dimostrandone l’arbitrarietà in un sistema democratico funzionante. Ma non è funzionante un sistema che ignora sistematicamente il malessere e si chiude in se stesso e continua a produrre altre cause di malessere.

1 commento

  1. Articolo degno di nota. Sicuramente “partigiano” ma interessantissimo nella sua analisi storico-comparativa.

    Peccato che questa testata parli pochissimo di politica, ma quando lo fa (Ancona, De Sio Cesari) il salto di qualità è notevole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*