L’anomalia italiana

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indignatiCinque mesi dopo la prima «occupazione di piazza», in Puerta del Sol, a Madrid, il 15 ottobre è stata la Giornata  Mondiale degli “Indignados”.In 950 città del mondo le manifestazioni sono state  pacifiche, colorate, rumorose, ma ordinate. Solo a Roma si è scatenata una violenza spaventosa  e senza freni. E’ andata in onda l’anomalia italiana. E oggi ci toccherà vergognarci. Come sempre da un decina d’anni a questa parte.

Prima di arrivare alla giornata mondiale degli indignatos, ci sono state tappe importanti del movimento: dalla Puerta del Sol a Madrid, passando per la «proteste delle tende» di Tel Aviv, si è arrivati a New York e Wall Street.

Che cosa chiedono e perché protestano questi indignati? Alcuni  chiedono di cambiare il sistema economico, altri vogliono più scuola pubblica, e altri case a buon mercato.

Il 15 maggio 2011 centinaia di ragazzi si accampano in Puerta del Sol a Madrid e scendono in piazza in 58 città spagnole contro politici e banchieri. Nasce il movimento degli indignados. Dopo tre mesi di occupazione di piazza, si mettono in viaggio, alcuni a piedi, verso Bruxelles, in vista della manifestazione del 15 ottobre. Sulla strada si scontrano con la polizia a Parigi, in Piazza della Bastiglia. Gli indignados spagnoli denunciano soprattutto la disoccupazione crescente e la precarietà dilagante, contro l’arroganza della casta economica e di quella finanziaria. Uno slogan spagnolo diceva «Shh!!! O i greci si svegliano».

Ed in maggio cominciano le dimostrazione contro l’austerity anche nelle città greche, tutte organizzate tramite Facebook . «Ci siamo svegliati? Che ora è? L’ora che se ne vadano» rispondono gli indignati greci a quelli spagnoli, la protesta diventa violenta fino a giugno. Per il 19 ottobre, in Grecia, è prevista una giornata di sciopero generale.

In Cile, il 13 giugno, centinaia di scuole e atenei vengono occupati. Gli studenti difendono l’istruzione pubblica, in un paese dove il 55% degli istituti superiori e delle università è privato. Il 30 giugno agli studenti si associano anche i sindacati portando 300.000 persone in piazza a Santiago del Cile. Il volto della protesta si chiama Camilla Vallejo, 23 anni. I primi risultati de movimento si fanno sentire. Il Senato vota contro il supporto statale e gli indici di popolarità del governo Piñera crollano.

Sul modello spagnolo una studentessa  di 25 anni, Daphni Leef, si accampa in piazza  Habima, a Tel Aviv, e apre una pagina Facebook per invitare altri a farlo, in segno di protesta contro il caro alloggi: aderiscono tutte le associazioni studentesche. Seguono due grandi cortei il 23 luglio e il 5 settembre. Le tende resistono fino agli sgomberi del 7 settembre.  Intanto il governo annuncia nuove misure per l’edilizia pubblica e forma una commissione per dialogare con gli studenti.

La prima protesta degli indignati in Italia avviene a Milano, con il tentativo di occupare Piazza Affari con una decina di tende e con l’appoggio dei centri sociali. Il primo vero corteo si svolge il 10 settembre a Roma, supportato dal Popolo Viola.  Il 7 ottobre durante le manifestazioni contro i tagli della scuola, alcuni studenti lanciano uova e vernice contro la sede di Moody’s a Milano.

Si protesta anche negli USA. Il 17 settembre 4.000 persone arrivano a New York, un centinaio si ferma per la notte, protetti solo da cartoni (le tende sono proibite), diventeranno più di 10.000. Il 1° ottobre bloccano il Ponte di Brooklyn: 700 arresti. Ottengono l’appoggio del regista Michael Moore. Dopo Los Angeles, San Francisco e Boston, gli indignati si preparano a marciare anche  sulla Casa Bianca, e Obama dichiara: «Chi protesta dà voce alla frustrazione degli americani». Gli indignati americani hanno “occupato” Zuccotti Park , una piazza poco lontana da Wall Street  dove è stato costruito un piccolo accampamento a dimostrazione della resistenza dell’uomo della strada, che soffre la crisi, contro i broker della Borsa. La manifestazione non è mai sfuggita di mano e di fronte alle accuse del sindaco di sporcare la città, gli occupanti si sono messi a lavorare per lavare e pulire.

La manifestazione mondiale del 15 ottobre, è stata una specie di prova generale di un  movimento che ha raccolto comprensioni dai giornali, televisione, comuni cittadini, politici e persino dai banchieri.

Ma mentre in tutte le altre città del mondo dove si è manifestato, non ci sono stati problemi, in Italia, a Roma, è scoppiato il finimondo.

L’Italia si è trovata ancora una volta prigioniera della violenza e degli estremisti. Siamo costretti a veder soffocare le nostre spinte verso il cambiamento con le lacrime agli occhi provocate dai lacrimogeni.

Ma tutto questo accade anche perché, da noi, i giovani non trovano prospettive per il futuro, intravvedono solo declino e precarietà. Non viene offerta loro alcuna speranza, si prospettano solo scenari di catastrofi, si toglie loro anche la spinta al cambiamento.  Se si dice che non c’è nulla da costruire  allora rimane la voglia di distruggere.

I giovani che erano in piazza a Roma nella manifestazione pacifica  e colorata, erano lì per promuovere un cambiamento, perché nei loro cuori sognano e sperano. Li abbiamo visti piangere di rabbia quando hanno capito che tutti i loro sforzi e la loro voglia di un futuro migliore sono stati rovinati  dalla violenza di criminali estremisti.

La democrazia si preserva anche difendendo la convivenza ed il diritto di migliaia di persone di manifestare pacificamente.

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