CARI E STINTI in Paradiso o all’Inferno?

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Il testo “spontaneo” Cari e Stinti, firmato Angelo Tosto, Mimmo Mignemi, Riccardo Maria Tarci, ci ha catapultati nell’immaginario aldilà, un Paradiso accogliente “gestito” da un riservato San Pietro che commette l’errore di anticipare la data di morte di due amici. Angelo e Mimmo si ritrovano nel luogo celeste a ricordare e rimpiangere la loro vita sulla terra, anzi, a Catania.

“Cari e Stinti” nasce per caso nel clima del sodalizio artistico di tre bravi attori e dagli stessi rappresentato con naturalezza e disinvoltura.

Il direttore di palcoscenico è il professionale ed attento Enzo Di Stefano, il capo macchinista Santo Floresta, Tania Laudani la capo sarta, Salvo Orlando capo tecnico luci e Giuseppe Alì il capo tecnico suoni.

“Scusate, non volevamo. Questo spettacolo ci è sfuggito di mano” scriverà nella prefazione Angelo Tosto, regista insieme al collega ed amico Mimmo Mignemi di questo lavoro. Diviso in due atti, nel primo viene tracciata la storia dei due cari estinti e stinti prematuramente: Mimmo Mignemi è un marito oltremodo sensibile al fascino di Venere tanto che, colto in fragranza di reato dalla moglie, viene da lei ferito a morte da un’arma da fuoco. Angelo Tosto è un uomo che subisce il fascino di Bacco e viene ucciso da un automobilista a causa di una distratta passeggiata urbana.

Ritrovati in Paradiso, i due amici guidati da San Pietro, il poliedrico attore Riccardo Maria Tarci, alternano momenti di noia, euforia, nostalgia, attacchi d’arte in un succedersi di gag e trovate comiche anche estemporanee.

Tentati da Lucifero, “Luci” per gli amici si ritrovano a dover scegliere tra il bene ed il male, tra la vita “lussuriosa” e movimentata dell’inferno a quella pacifica, tediosa tra preghiere, rosari, e cori del Paradiso.

Alla fine cederanno all’idea del movimentato inferno, trascinati da un diavolo, Riccardo Maria Tarci, che promette loro fama, successo, donne, soldi.

Come dire: meglio cedere alle tentazioni che subire una vita noiosa e ripetitiva. In questo caso Oscar Wilde docet.

Alla prossima tentazione.

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