“Vi porto via” …in poesia

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“Che nessuno entri qui se ha passato un sol giorno al riparo dallo stupore”! Di E. M. Cioran la citazione appare come la porta d’ingresso di una raccolta di poesie di Luigi Carotenuto, ragazzo schivo ma capace di una profondità di pensiero, di una libertà espressiva che in pochissimi riescono a raggiungere.

“Vi porto via” è la sua seconda raccolta di liriche dopo “L’amico di famiglia” del 2008. Nativo di Giarre, Catania, Luigi Carotenuto opera nell’ambito socio-pedagogico e collabora con il periodico culturale l’EstroVerso diretto da Grazia Calanna. Con la poesia “Uscita” tratta dalla sua prima silloge, vince la V edizione del concorso letterario Alimena sotto le stelle della letteratura.

Il senso del vuoto, l’inadeguatezza, l’insofferenza alle ingiustizie umane, il “je accuse” rivolto ad una società che da importanza all’esteriore, all’insensata e spasmodica ricerca dell’inutile: tutto questo leggiamo nei versi “sonori” di Luigi Carotenuto.

Se l’amore è manifesto\il dolore copertina\l’uomo intero un manichino\in vetrina (Sillogismi mediatici).

Una mente dai ragionamenti concatenati, aristotelici, fotografano realisticamente una società “malata” di superficiali apparenze e dove l’uomo, manichino degli eventi, si pone dietro la vetrina della propria mediocrità. E poi: La madre soffre\la figlia piange\il padre assente\si diverte con l’amante (Come se nulla fosse); la sofferenza nella decadenza dei valori saldi degli affetti familiari, l’ipocrita “doppia vita” che nasconde l’inettitudine, l’aridità d’intenti.

Su questo “palcoscenico intellettivo” si muove la sensibilità del poeta; possiamo quasi leggerne la rabbia e la voglia di riscatto sentimentale come salire, piolo per piolo, una scala dalle precarie condizioni e dove l’equilibrio facilmente può venire meno.

E’ affascinante leggere questi versi nella loro brevità di parole ma nello stesso tempo nella vastità disarmante dei moti d’anima che essi sono capaci di muovere.

Questo viaggio intrapreso che ci avvince, ci condiziona emotivamente, ci trascina nel vortice senza ritorno della ricerca spirituale dell’io nascosto in una società vorace si versa nella ricerca dell’Amore, quello vero, quello geloso persino del sole che sfiora al mattino la pelle dell’amata prima dell’amato, la dolcezza di un sorriso che crea un arco sul viso e poi…vivere.

Qualcosa che mancava, la vera vita, quella a modo nostro.

Un libro, un sussurro, un battito, uno spartito musicale e pare di sentirlo veramente in questo istante, in questo granello infinitesimale di tempo, la voce giovane di Luigi Carotenuto dire: preparate il vostro cuore a partire per un viaggio verso l’infinito “Vi porto via”.

vi porto via

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