Ritratto di Valentina

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valentina ferranteHo apprezzato e applaudito Valentina Ferrante, attrice teatrale siciliana, nei ruoli più diversi, dal comico alla fiaba al tragico, il che denota una sua preparazione a tutto tondo. Una volta, se non ricordo male, mi ha raccontato del suo soggiorno a Londra per studiare con Lindsay Kemp ed è proprio da qui che vorrei iniziare la mia intervista:

Parlaci di questa tua esperienza…perché sei andata là? Quanto tempo ci sei stata? Cosa ti ha dato? Vorresti tornarci?

Cara Daniela, innanzitutto è un vero piacere essere intervistata da te perché oltre ad essere un’amica credo che tu sia una persona molto sensibile e questa è la qualità che più apprezzo in quanto distingue gli esseri umani dagli “esseri disumani”! E a proposito di questa seconda categoria purtroppo il mondo dello spettacolo ne partorisce a bizzeffe. Insomma esordisco dicendo una cosa ben nota, ovvero quanto sia arduo intraprendere la carriera artistico-teatrale, sia per l’ambiente difficile sia per la grande richiesta di lavoro e l’esigua offerta. A tal proposito invito sempre chi vuol fare questo mestiere a non fermarsi mai, a viaggiare, ad aggiornarsi, a conoscere e scandagliare nuove realtà, a fare anche esperienze lontane dalla nostra cultura che favoriscano la propria crescita artistica e non solo: bisogna tendere ad essere sempre un passo più avanti rispetto agli altri. Nel mio caso quello con Lindsay Kemp fu un incontro che, 13 anni fa, cambiò la mia vita ed il mio modo di vedere il teatro. Un seminario che mi ha aperto gli occhi ed il cuore, perché Lindsay, come dico io, è poesia pura, vivente, espressa al massimo delle potenzialità umane. E credo che tutto ciò si evinca facilmente dai suoi spettacoli e dalle sue perfomance di teatro-danza. Questa è la caratteristica che più mi colpisce del suo teatro e che vorrei riportare nel mio.

Piccola parentesi: il seminario si è svolto a Crotone ed è stato organizzato dal Teatro Stabile di Calabria in un periodo in cui quest’ente sfornava incontri e stage con i grandissimi del teatro mondiale come Nekrosius, Vassiliev e tanti altri.

Londra fa parte della mia vita in modo diverso. E’ la città che amo di un amore viscerale ed inspiegabilmente intenso. E, per una strana casualità, mi dicono spesso che sembro inglese sia fisicamente sia per il mio ottimo accento britannico! Per l’appunto nello spettacolo con cui ho debuttato lo scorso 27 ottobre al Teatro Brancati, “Miseria e nobiltà” con Tuccio Musumeci e la regia di Nicasio Anzelmo, interpreto Molly, la governante inglese che si occupa del piccolo Peppineddu e lo introduce in casa Semmolone, un personaggio inventato di sana pianta e recitato in un simpatico slang siculo-inglese.

La mia seconda domanda riguarda i tuoi esordi: quando e come hai capito che volevi diventare attrice teatrale? I tuoi ti hanno aiutata, sostenuta o hai trovato ostacoli? Nella tua famiglia sei la prima che fa questo mestiere o sei figlia d’arte?

Sarebbe troppo banale rispondere che amo il teatro da quando ero bambina? Che giocavo a travestirmi? Che mi chiudevo nella mia stanzetta ed inventavo storie, personaggi, testi di canzoni, balletti e chi più ne ha più ne metta? I miei genitori mi osservavano incuriositi e preoccupati allo stesso tempo… ma d’altronde la “colpa” è stata loro e soltanto loro! Infatti, amando molto il teatro, sin da piccolissima mi hanno portato a vedere gli spettacoli più belli, il meglio del meglio. E mi sono spostata tra il teatro antico di Taormina, lo Stabile di Catania, il teatro greco di Siracusa, il Sistina, innamorandomi di Gigi Proietti, Glauco Mauri ed il tanto decantato Lindsay Kemp. Posso dire che vedendo questi grandi all’opera mi è scattata la folle scintilla della passione teatrale!!! Quando l’innamoramento si fece serio cominciarono i problemi, i soliti problemi delle famiglie… “devi studiare”, “devi trovare un lavoro serio”, ecc. Ma nulla poté ostacolarmi! Infatti mi iscrissi a danza classica e, piano piano, in maniera indolore, passai dagli spettacoli di balletto, alla scuola di teatro e al palcoscenico come attrice di prosa! Adesso mio padre non c’è più e non ha mai visto quello che sono riuscita a fare con le mie sole forze… io credo che sarebbe felice ed orgoglioso perché amava tanto, troppo il teatro. Mia madre, neanche a dirlo, è la mia fan numero uno!

Se questa passione è ereditaria? Di attori in famiglia neanche l’ombra, diciamo che sono sicuramente il primo “caso clinico” in casa Ferrante! Ma di certo la passione per l’arte viene dai miei illustri antenati, Giuseppe Villaroel ed il prozio Ercole Patti, entrambi scrittori, e il trisavolo musicista e compositore Francesco Paolo Frontini. Non per niente amo scrivere e penso che ogni attore abbia, in qualche modo, l’obbligo di essere anche autore di se stesso. Oggi, per farla breve, c’è bisogno di nuova drammaturgia, non possiamo essere semplicemente degli interpreti.

Terza domanda: vivi un rapporto d’amore, di coppia con Massimo Leggio, anche lui attore di teatro, quindi un collega: come riesci a conciliare amore e lavoro? Spesso non recitate nello stesso spettacolo quindi come fate? Pensi che sia meglio stare sempre insieme anche sul palcoscenico come alcune grandi coppie del passato Turi Ferro-Ida Carrara o Paola Gassman-Ugo Pagliai o Dario Fo- Franca Rame, tanto per citarne alcuni o, invece, il rapporto di coppia migliora perché non c’è competizione e la ruotine quotidiana della convivenza?

Un rapporto d’amore tra due attori credo che sia qualcosa di unico, di inimmaginabile per dei “comuni mortali”. Si cresce più in fretta perché si impara ad accettare delle cose normalmente inaccettabili, vedere, ad esempio, il tuo compagno che in scena bacia un’altra donna ed è pure autorizzato! Ti assicuro che ci vuole molta autostima e grande forza d’animo… tanto prima o poi capiterà anche a me il ruolo della baciatrice!!! Scherzi a parte, ci sono tante magagne: la lontananza forzata per lunghi periodi, l’accettare che il tuo compagno abbia un’intensa vita sociale per fatti suoi e di conseguenza il timore di perderlo. Di contro non ci si annoia mai, si sta sempre sul chi vive e questo sicuramente rende “pepato” il rapporto di coppia, tutto ciò ovviamente partendo da un’ottima base di reciproca fiducia. Ed ecco spiegato il segreto di tante grandi coppie tra le quali hai dimenticato la mia preferita, e forse quella che ci somiglia di più caratterialmente, ovvero Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Il bello della convivenza tra attori è che il più delle volte si fanno progetti teatrali insieme ed insieme si è una forza, insieme si lavora meglio che da soli. Con Massimo da due anni abbiamo formato una compagnia, Officina Teatrale Mediterranea, con cui abbiamo prodotto due spettacoli tutti nostri: “Word in progress” e “L’incantevole giardino” per il territorio ragusano. E con questa nuova realtà, che pian piano speriamo di far decollare (dico pian piano perché la prima cosa che manca sono i contributi finanziari, di idee ne abbiamo tante), intendiamo dire la nostra nel “pianeta teatro”. Perché crediamo che ci sia bisogno di voci nuove, di linguaggi nuovi, specialmente nella nostra terra di Sicilia dove si dedica molto spazio e molto tempo al teatro di tradizione tralasciando il moderno e dimenticandosi spesso della valenza sociale ed educativa di quest’arte. Vogliamo unirci dunque a tutte quelle piccole realtà di giovani che ci sono già nel nostro territorio e con la forza della nostra esperienza, cercare di portare avanti questo tanto agognato “teatro civile”.

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