La vera malattia dell’Europa

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Qualsiasi analisi che viene affrontata dagli “esperti” in merito alla crisi economica che attanaglia il mondo si incentra sul ruolo negativo della Finanza, della Speculazione internazionale, del cosiddetto “Mercato”. Poche e comunque inascoltate sono le voci di chi si spinge dentro la crisi per evidenziarne le responsabilità politiche e, per politiche, non intendo le responsabilità partitiche nazionali. Intendo le responsabilità di chi ha fatto del liberismo una bandiera e di chi ha pensato di lasciare libero un “Mercato” globalizzato in un mondo altrettanto globalizzato o in via di globalizzazione.

Per intenderci, i principali responsabili di questa “visione del mondo” sono soprattutto quei Paesi che, con il fallimento del loro Imperialismo monetario-finanziario-militare, hanno delegato al libero mercato parte delle politiche e degli assetti mondiali. Se il Mercato viene lasciato libero non può che occuparsi dei propri interessi che, mai, possono essere gli interessi dei molti. Per fare nomi dei responsabili mi pare ovvio che essi siano principalmente gli Stati Uniti e l’Europa.

Permettetemi di usare una metafora per descrivere la Crisi economica che stiamo attraversando: immaginatevi questa crisi economica come la superficie di un Oceano, attualmente in burrasca, ma che, se anche se fosse in una fase di “bonaccia”, non sarebbe (la superficie di per sé) l’elemento centrale e condizionante. Questo Oceano risente, soffre e vive soprattutto delle numerose correnti che si muovono sotto la superficie.

La prima corrente, che si muove pochi metri al di sotto della superficie, è una crisi monetaria. La quantità di moneta circolante non è infinita, se alle risorse monetarie accedono Paesi nuovi e nuovi Popoli (Cina, India, Paesi arabi, America Latina) è ovvio che si assiste ad una redistribuzione generalizzata che costringe all’indebitamento quei Paesi che vivono al di sopra delle loro economie (cioè al di sopra delle capacità produttive).

La seconda corrente, più profonda della precedente, è rappresentata dai “modelli di sviluppo” occidentali e dalla loro incomprensibile (o disonesta) ingenuità: questi modelli di sviluppo sono tutti finalizzati al consumo ossessivo, a breve e medio termine, come unica regola, senza alcun piano che pensi in termini di trasformazione del modello di vita in un mondo che ha superato i sette miliardi di Esseri. E’ ancora il modello “se io mangio tre volte al giorno, non tutti devono fare come me” che impera nel post capitalismo economico e finanziario. Non un mondo unico, ma molti mondi diversi è la parola d’ordine che finora è stata sulle bocche di “chi decide”…ma molto presto (e le avvisaglie ci sono tutte dal Nord Africa, al Medio Oriente) non sarà più così! Enormi Masse rivendicano e rivendicheranno una diversa distribuzione delle risorse e delle ricchezze e questo, seppur traumatico e drammatico, sarà inevitabile.

La corrente più profonda e pericolosa è quella “miope” e culturalmente “conservatrice / reazionaria” dell’America che da Regan ha portato a Bush e che, per certi versi, si sta perpetuando con l’attuale Presidente e che è certamente maggioritaria nel Partito Repubblicano USA. E’ quella dell’Europa delle destre di Nicolas Sarkozy, di Angela Merkel e di Silvio Berlusconi che assomigliava ideologicamente ai primi due molto di più di quanto essi credano o sperino. Spesso si parla dei ritardi con i quali i leader europei hanno risposto alla crisi: non si tratta di ritardi, ma di connivenze e complicità con chi pensa ai propri interessi particolari, agli interessi della propria Nazione in termini di supremazia economica, finanziaria, monetaria, di commercio e di esportazione.

Non esiste nessuna possibilità di soluzione della attuale crisi economica senza la fondazione, una volta per tutte, di una Federazione di Nazioni diverse, ma guidate da un unico Governo sovranazionale e da un’insieme di politiche comunitarie. Non solo, non esiste soluzione della crisi senza la scelta di parteggiare per i Popoli e non per le le lobbies o le “confraternite” di interessi e/o speculative.

Occorre uscire dalle logiche attuali e questo deve interessare anche i cosiddetti “riformatori della sinistra” italiana ed europea. E, a questo proposito, li invito a rileggere qualche spunto di quel piccolo filosofo tedesco (un tempo ad alcuni di loro molto caro) che qualcosa, mi pare, abbia scritto in merito alle fasi del capitalismo.

Se Marx è ormai una suppellettile inutile – anche per il sottoscritto – ammuffita nelle soffitte della sinistra europea, c’è qualcosa nel concetto di “dialettica” che potrebbe essere molto utile in un mondo di uomini e di donne reali.

3 commenti

  1. Le soluzioni prospettate sono interessanti : sarebbero valide “se il mondo non fosse come è ma come vorremmo che fosse” Purtroppo noi viviamo “nel mondo come è , qui ed ora”: E qui ed ora abbiamo due possibilità: seguire le ricette del tipo Monti o fare default . Potremmo pure scegliere fare default ma dovremmo accettare le conseguenze :mi pare che nessuno se la sente

  2. Caro Massimo, il mondo non è certo come io lo voglio e, ritengo, nemmeno come lo vorrebbe lei. Personalmente penso l’unica possibilità che abbiamo sia quella di applicare la “ricetta” Monti che spero di conoscere presto, ma sono sicuro che non è possibile risolvere la situazione europea senza “fare Europa”. Non vedo controindicazioni nel lavorare in entrambe le direzioni che poi, ne sia certo, è un’unica direzione. La Crisi è finanziaria, ma è stata provocata dai limiti nazionalistici dei vari Paesi europei. Quindi, in sostanza, la parte finanziaria della crisi è solo l’aspetto monetario e speculativo di una PROFONDA crisi politica. E qui, mi perdoni, le destre europee sono il centro del problema.

    cordiali saluti e grazie del suo commento.
    Abner Rossi

  3. Concordo pienamnete con questa risposta di cui La ringrazio

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