L’Egitto e il suo esercito

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La giunta militare ha  incaricato Kamal al-Ganzouri per la  formazione di un nuovo governo,Ganzouri era stato già primo ministro negli anni 90 sotto Mubarak ma  prese  le distanze al momento della rivolta del febbraio scorso.

All’annuncio i dimostranti sono scoppiati in fischi urlando  “noi non lo vogliamo”.

considerandolo troppo compromesso con il passato regime I manifestanti chiedono la fine immediata del governo militare in Egitto; si stanno preparando per un altro raduno di massa e hanno chiesto una “marcia di milioni di uomini” nel centro del Cairo e in altre città ì dopo la preghiera musulmana del venerdi.

Fu l’esercito che fece trionfare la rivolta abbandonando Mubarak e quindi proteggendo  la folla da bande criminali e violente scatenate contro i dimostranti

Ora invece la rivolta è sostanzialmente contro  l’esercito  la cui giunta mostra di voler mantenere una parte, almeno, del potere bande criminali .

Per un occidentale non è facile comprendere il senso di questi avvenimenti perche da noi  l’esercito ha una funzione molto diversa che nei paesi arabi in quanto si è formata attraverso un secolare processo storico.

Nel medio i feudatari avevano insieme il potere civile e  militare , formavano gli eserciti ma questi erano indisciplinati e inaffidabili dato che i feudatari erano perennemente in contrasto con i sovrani: spesso i sovrani furono abbandonati sul campo battaglia dal tradimento dei feudatari.

In epoca moderna, con l’affermazione dello stato assoluto, l’esercito fu sottratto ai feudatari e divenne un esercito professionale nei  quali i nobili costituivano la ufficialità  ma  erano rigidamente inquadrati e disciplinati. Si formò soprattutto una burocrazia civile ben distinta  che amministrava tutto il paese lasciando all’esercito solo la difesa esterna. In seguito ,nell’800 la truppa era formata da cittadini di leva Tradizionalmente quindi gli eserciti europei sono apolitici e riconoscono  lealmente e il potere costituito. Raramente, solo in momenti eccezionali possono intervenire nella vita politica dalla  quale pero poi si ritirano appena ricostituito il potere politico.

Molto diverso invece è stato il percorso nei paesi arabi e, in generale, nei paesi ex coloniali. Quando è venuta meno l’amministrazione coloniale o il protettorato il potere è passato  a principati graditi agli ex colonizzatori. Il loro prestigio era  molto modesto e non avevano una amministrazione veramente efficiente su cui contare,  L’unica forza  veramente organizzata ed efficiente era l’esercito i cui ufficiali spesso  avevano studiato nelle accademie occidentali e quindi avevano una mentalità moderna. Quasi dappertutto, quindi, l’esercito prese il potere  rovesciando i fragili regimi esistenti e si proclamarono i difensori e i protettori del paese. Soprattutto costituivano la vera ossatura dello stato mancando una  valida burocrazia, forze politiche organizzate come i nostri partiti e quella  che viene definita la società civile.

Con la Primavera araba in Egitto quindi i l’esercito ha operato come al solito intervenendo nella situazione, difendendo la folla dalle bande criminali che erano state scatenate contro di esse. Oggi quindi  pretende di mantenere un ruolo nel paese  distinto e al di la di quello politico. I manifestanti temono che in questo modo nulla cambi veramente e quindi intendono riportare l’esercito al ruolo che esso ha  nella democrazie  occidentali E’ allora comprensibile come l’esercito non sia disposto  a perdere il suo potere tradizionale, le sue posizione economiche e di prestigio.

Di qui si comprende il senso della attuale rivolta riesplosa in Piazza Tahrir e in tutto l’Egitto.

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