Pentamerone al Forma di Bari

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show_panaro-pentamerone1039Nell’ambito della programmazione del Teatro Pubblico Pugliese abbiamo assistito, in quest’ultimo fine settimana di Novembre, ad una deliziosa chicca in dialetto napoletano.

Il Pentamerone – ovvero Favole e Musica pe’ granni e piccirilli, liberamente tratto da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, scritto, diretto e interpretato da Paolo Panaro accompagnato dall’Ensemble Strumentale Musica Antica, già apprezzata nel Festival di Musica Antica del Mediterraneo – Mousikè. I costumi sono a cura di Tommaso Lagattolla.

Il Pentamerone, pubblicato postumo nel 1636 con l’anagramma di Gian Alesio Abbatutis, racconta la storia di Zoza, principessa malinconica, che non ride mai. Un giorno Zoza vede da una finestra un ragazzo litigare animatamente con una vecchia che si rivolge al giovane con un gesto così volgare e osceno, che la stessa Zoza si mette a ridere. La vecchia allora la maledice e le dice che non avrà più pace fino a che non sposerà il principe di Camporotondo; così la principessa si mette in viaggio con tre oggetti incantati e finalmente trova il principe, che è in catalessi, dentro una tomba con accanto un’anfora: solo se l’anfora si riempirà di lacrime, Zoza potrà svegliare il principe; ma a metà dell’opera Zoza si addormenta. Una schiava si appropria del vaso di lacrime, spezza l’incantesimo e sveglia il principe che la sposa. Grande è la disperazione di Zoza, la quale con l’aiuto di uno degli oggetti incantati riesce a infondere nella moglie del principe un incontenibile desiderio di sentire raccontare favole.

Così dieci vecchie narratrici vengono invitate a corte; tra di esse anche Zoza che racconta la sua vera storia, rivelando l’imbroglio della schiava e sposa il principe.

Il libro si sviluppa in cinque giornate in cui le favolatrici raccontano dieci novelle, tutte di ispirazione popolare campana.

Basile, definito il Bocaccio napoletano, per l’ispirazione evidente dell’opera, scrisse il Pentamerone come opera di intrattenimento destinata alle piccole corti napoletane e spazia nei contenuti e nella forma dalla Commedia dell’arte, alle storie di corte fino ai racconti della nonna.

Pentamerone veniva recitato per intrattenere gli ascoltatori, dopopranzo, tra giochi, balli e musica. Per ripercorrere fedelmente quello che accadeva all’epoca, Paolo Panaro, in un recitar narrando coinvolgente e spensierato, si avvale della collaborazione di un ensamble musicale, specializzato in musica antica, che propone brani celebri nel primo ‘600.

Il risultato è uno spettacolo coinvolgente ed accattivante che invita al sorriso, alla risata ma anche alla riflessione, come accade in tutte le favole che si rispettino.

Paolo Panaro porta avanti tutta la narrazione da solo, intervallato esclusivamente dagli interventi musicali, in un dialogo con il pubblico che pende letteralmente dalle sue labbra.

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