Cuore e voce

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È morta stamattina la cantante di Capo Verde Cesaria Evora, conosciuta anche come la “diva a piedi nudi”, per la sua abitudine di cantare a piedi nudi, appunto.
Ho avuto la fortuna di intervistarla alcuni anni fa, nell’agosto del 2007 (l’intervista è stata pubblicata sul numero 26 del mensile Operaincerta), durante il Festival du Bout du Monde, in Francia, e ne conservo un bellissimo ricordo.
Un ricordo che mi fa piacere adesso condividere con i lettori di Italianotizie.

Tutte le interviste si sono tenute nella sala stampa del festival, un fortino progettato dall’ingegnere Sébastien le Prestre de Vauban nella seconda metà del Seicento. Tutte, tranne quella di Cesaria Evora.
La diva dai piedi nudi ci ha ricevuto nel suo camerino insieme all’amica Juliette, che avrebbe fatto da interprete visto che Cesaria parla solo il creolo.
Ci sediamo su alcune sedie sistemate per l’occasione, e ci colpiscono subito le pantofole ai suoi piedi. E poi le tante collane al collo, gli anelli alle dita, i bracciali. Ma soprattutto colpisce il suo viso, i suoi grandi occhi neri, il suo calore umano.
Ci presentiamo. Tutti giornalisti francesi, solo noi italiani. Sorpresa del fatto che ci fosse anche una “testata italiana” ci dice, contenta, di aver appena ricevuto le chiavi della città di Milano.
Comincia l’intervista.

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Di recente lei ha ricevuto due importanti premi, la Legione d’Onore in Francia e le Chiavi della città di Milano in Italia. È importante per lei ricevere premi?
Sono molto contenta. Certo, non è la prima volta, ho già ricevuto il Grammy Award, anche il presidente di Capo Verde mi dato un premio. La Legione d’Onore e le Chiavi della città di Milano mi rendono contenta. Non ho altre parole, sono veramente contenta.

In generale, il successo ha cambiato il suo modo di cantare? Lei ha cantato con le star della musica mondiale. È stata influenzata da qualcuno di loro?
Non so cambiare! Io ho sempre le mie radici, che sono nella mia musica, nella musica di Capo Verde. Ho cantato con Salif Keita, con Youssou N’Dour, ma penso di non essere stata influenzata da nessuno, né credo di aver influenzato qualcuno.

Quando ha cominciato a cantare?
A dieci anni mia madre mi aveva messo in un “orfanotrofio”. Lo chiamavamo così ma in realtà era un istituto diretto dalle suore. A São Vicente era normale mettere le ragazze in questo genere di istituto. Si andava a scuola e si imparava anche a cucire e a ricamare per ricevere in questo modo una buona educazione. In quel posto si cantava in chiesa, ma in orfanotrofio non ci stavo bene, mi sentivo fuori posto. Allora, a 13 anni mi sono inventata una storia, ho detto a mia nonna che vedevo i fantasmi. Lei mi ha creduto e ha convinto mia madre affinché mi ritirasse dall’orfanotrofio.
A 16 ho incontrato un gruppo di ragazzi che stavano suonando e ho cominciato a cantare, ma a bassa voce. Allora uno di loro mi ha detto “canta più forte, hai una bella voce!”, e a partire da quel momento non ho più smesso.

L’anno scorso eravamo a Taormina, a un altro “confine del mondo”. Per lei è molto diverso esibirsi qui rispetto a Taormina o ad altre città del sud?
No, non ci sono troppe differenze. Io canto alla stessa maniera. Il pubblico può essere più o meno caloroso ma io canto sempre con la stessa intensità.

Lei è conosciuta come la “diva dai piedi nudi”. Che effetto Le fa?
Diva, non so, ma per me camminare scalza è una cosa naturale, ho sempre camminato scalza. A Capo Verde, con il bel tempo, è una cosa normale. Qui invece metto le pantofole perché c’è più freddo.

Lei ha registrato 10 dischi ed è in tournée mondiale da tanti anni. Preferisce la dimensione dal vivo o la sala d’incisione?
Sia l’una che l’altra fanno parte del mio lavoro, e poi… bisogna registrare dischi per poterli cantare dal vivo!

Quant’è importante aver fatto scoprire Capo Verde al mondo intero?
Se vogliamo considerare questa cosa nel senso che porto la cultura del mio paese in tutto il mondo, sì. Da questo punto di vista sì, è molto importante.

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Ci sono a Capo Verde altre “Cesaria Evora” che potranno perpetuare questo genere musicale?
Sì, ci sono tanti artisti, sia uomini che donne, che cantano questa musica. Ci sono tanti artisti che non sono conosciuti. Artisti di Capo Verde ce ne sono un po’ dappertutto, ce ne sono negli Stati Uniti, in Francia, in Portogallo, in Olanda. Non ci sono soltanto io! Con la mia musica ho fatto il giro del mondo, è vero, è un fatto, ma ci sono molti cantanti che forse non sono conosciuti eppure cantano altrettanto bene.

Ci può spiegare che cosa vuol dire “Rogamar”, il titolo del Suo ultimo disco?
Rogamar vuol dire “pregare il mare”. E noi abbiamo scelto questo titolo perché il mare è un elemento molto importante per Capo Verde, perché viviamo molto di pesca e perché la nostra ispirazione la troviamo nel mare. È una maglia che ci tiene insieme e Capo Verde, essendo costituita da isole, è circondata dal mare, quindi non si scappa!

C’è una canzone che preferisce più di altre?
Sono tutte “preferite” perché quando registro un disco mi vengono proposte tante canzoni e io faccio a quel punto la mia scelta. Quindi le canzoni scelte sono tutte preferite.

In due parole, che cosa ci dice del mondo com’è oggi?
Beh, sarebbe potuto essere migliore, senza guerre, senza tutte queste malattie, senza droga. Tutte queste cose mi addolorano un po’, perché io non mi sento egoista, penso agli altri, non penso solo a me…

Ha cuore…
Sì, più che un cuore, un cuore e mezzo…

Lei è molto conosciuta qui, in Francia. Stasera si sentirà un po’ a casa?
Che sia sull’isola, che sia in qualunque posto della Francia, io mi sento sempre a casa mia perché  il mio successo è partito in Francia.
Prima di venire in Francia avevo già registrato 4 dischi ma non avevo mai trovato qualcuno che mi potesse aiutare veramente. Nel 1987 il mio attuale produttore, José Da Silva, mi ha incontrato in Portogallo. Cantavo ogni sera nei ristoranti e Da Silva mi ha notato, gli è piaciuta la mia voce e allora mi ha invitato in Francia per cantare per la comunità capoverdiana di Parigi. Cosa che ho fatto e tempo dopo ho ricevuto un invito al festival di Angoulême [una città del centro della Francia, vicino a Bordeaux, ndr]. Lì ho concesso alcune interviste, poi a Parigi ho cantato al Théâtre de la Ville e da quel momento il mio nome ha cominciato ad essere conosciuto. Ecco, così è iniziato tutto.

Arrivati a questo punto ci domanda nuovamente i nostri nomi e ci invita a bere qualcosa. L’intervista si trasforma in una conversazione tra amici. Stiamo ragionando sulla nostalgia di Cesaria per Capo Verde, delle bibite, delle difficoltà di essere spesso in tournée, delle differenti tradizioni dei diversi paesi del mondo, delle visite che riceve dai turisti che si presentano a casa sua a Capo Verde, come in pellegrinaggio, quando il manager di Cesaria entra nel camerino per dirle che tra 5 minuti tocca a lei salire sul palco. Cesaria gli risponde “sto facendo un’intervista, vieni più tardi” e ci fa l’occhiolino. Ci alziamo, la salutiamo e andiamo sul prato ad ascoltare cantare la Diva dai piedi nudi…

(intervista raccolta nell’agosto del 2007 e pubblicata sul numero 26 del mensile Operaincerta)

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