Italiani e raccomandati

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State cercando un lavoro? E’ difficile di questi tempi, ma è possibile trovare qualcuno che dia “la spintarella”. Viaggio nel paese della demeritocrazia a FuoriTg su Rai3 con l’inviato Alberto Fiorillo e l’editorialista Sergio Rizzo.

Quanti di voi non hanno fatto qualcosa per “sistemare” il proprio figlio o un parente? E’ possibile in Italia evitare il demerito e far vincere la capacità?

Poche cose caratterizzano in modo pervasivo la vita italiana come le raccomandazioni, sono come l’aria, ci stanno sempre intorno ma non si vedono. E’ un cancro che si riflette nel mondo del lavoro e che ha soffocato la crescita del paese. L’Italia è fondata sulle raccomandazioni. Una vera scienza che ha permesso a tanti di fare carriera in cambio di favori. Un sistema che non premia i capaci e i meritevoli e influenza un po’ tutti gli aspetti della vita quotidiana, a cominciare dalla ricerca del lavoro e dal rapporto con la pubblica amministrazione. La raccomandazione italiana si basa sull’affermazione del proprio potere imponendo qualcuno senza meriti.
Una ideologia che contribuisce a creare un sentimento di appartenenza a chi ti ha raccomandato. Persone incompetenti che occupano posti di potere, un circolo vizioso  di gratitudine e inabilità che  danneggia il paese
Un esercito di scurriculati italiani, legati a politici, sindacalisti, o da rapporti di parentela.  Testimonianza di un sistema radicato  che costringe  gli altri a faticare il doppio per  sopperire  all’ineguatezza di molti. Un paradigma culturale, evidentemente diverso rispetto al modello razionale-universalistico fondato sul rispetto di regole impersonali e sul principio del merito.

Il costo complessivo che la società italiana paga per l’inefficienza nella disponibilità delle risorse umane è evidente, ma non va dimenticato anche l’effetto devastante che ha sulla formazione delle nuove generazioni giacché mortifica l’idea stessa di impegno personale. Il merito non è riconosciuto come un valore in Italia: più del 60% degli italiani ritengono che le risorse economiche e le relazioni personali contino di più per fare strada nella vita. Scardinare il sistema di relazione sociale tesa a forzare le regole, dalle più piccole e innocue richieste di favore, alle gravi forme di sopraffazione è una missione. I tempi sono maturi per una riconsiderazione del clientelismo che porta persone senza titolo e falsi curriculum modificati ad personam ad arrivare ai vertici della società. Figli di papà che si imboscano e soffocano ogni efficienza, politici che si improvvisano esperti. Deputati e funzionari, ministri e manager, monsignori e mangiapreti, sindaci e accademici: nel gran calderone della raccomandazioni, richieste o concesse, ci sono finiti un po’ tutti al di là del colore politico, delle mansioni ricoperte e delle epoche.
Se le radici dell’uso clientelistico sono da rinvenire nelle scelte razionali delle classi politiche del passato, così anche il suo superamento potrà solo essere il frutto delle scelte razionali delle classi politiche del presente e del futuro.

Sono giorni nei quali l’immagine italiana all’estero è ai suoi livelli più bassi, abbiamo pagato un prezzo alto di inefficenza che oggi si vede, si tocca con mano. Un oceano di degrado che dobbiamo lasciarci alle spalle o non saremo competitivi per il mondo globare che si sta costruendo.

La conoscenza è una ricchezza, le capacità sono risorse e la democrazia è il meccanismo in base al quale vengono immesse nella società diventando utili a tutti.

Siamo stati tra le sette potenze del mondo, abbiamo eccellenze non comparabili,dobbiamo rialfabetizzarci su altri parametri di valori.

Il merito è una convenienza per tutti, la raccomandazione è una convenienza individuale.

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