Arriva “Ultimi Fuochi per Paludi” di Fabio Beccacini

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Paludi-BeccaciniTorino è definita da molti come la città del mistero per eccellenza, per via di disparate storie e leggende che la riguardano.
Una di queste potrebbe essere stata scritta da Fabio Beccacini? Be’ forse sì.

Fabio Beccacini, infatti, scrittore e sceneggiatore ligure da molti anni residente a Torino, ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ultimi fuochi per Paludi, ambientato per filo e per segno in questa città.
Torino viene presentata e fatta riconoscere, tramite descrizioni che sono immagini, flash, che proiettano il lettore per le vie e le piazze in cui si sta volgendo la vicenda.

Ultimi fuochi per Paludi è l’ultimo capitolo di una trilogia, che vede come protagonista l’ispettore Giorgio Paludi, un genovese doc, trasferitosi come il nostro narratore, nel capoluogo piemontese. Ecco cosa ci racconta Beccacini.

Quando hai iniziato ad interessarti al romanzo giallo?

“In un certo senso da quando ho scoperto che la gente muore e che in alcuni casi non ne ha nessuna voglia. Il giallo, o meglio il noir, è solo il genere migliore per raccontare questa vita qua, gli spazi e le città in cui viviamo, le persone e la società che abbiamo intorno. C’è il tradimento, c’è il dolore, c’è l’amore , c’è il sesso, c’è la fine di ogni cosa e uno struggimento che ci assale dopo ogni vittoria così come dopo ogni sconfitta. Lo chiamano giallo, polar e in tanti altri modi. Ma non è niente più che la nostra vita passata a far progetti senza mai poter prevedere quello che c’è dietro l’angolo, che ci aspetta da qualche parte, al buio.”

È nelle librerie il tuo nuovo romanzo Ultimi fuochi per Paludi, di cosa tratta?

“È la terza indagine del commissario Giorgio Paludi, un genovese ormai adottato dalla topografia sabauda. È una storia corale immersa nella calura di Giugno, sotto i colpi dei fuochi di artificio, sotto i colpi di carabina e sotto i colpi del cuore. C’è gente che ruba e contrabbanda il rame, c’è gente che fa la coda per avere un pezzo di pane, c’è gente che ama come fosse una preghiera e altra gente che ha distrutto pezzo per pezzo la felicità come una condanna. C’è il circo della vita. C’è Torino brillante e decadente. E c’è tanta passione, passione che spero possa arrivare almeno in parte ai miei lettori.”

Dal titolo sembra la conclusione di una serie, è così?

“Non lo so. So soltanto che è un romanzo che indaga il senso della fine. Il limite. il momento in cui ci si trova spalle al muro. Pistola in bocca. Stomaco debole. Nudi. Davanti a un baratro. In quei momenti può arrivare il termine, di qualcosa, o di tutto. Ma può arrivare qualcos’altro anche, non necessariamente migliore, ma almeno diverso che possa farci ambire un pezzettino di serenità. Fosse anche soltanto un po’ di ironia.”

Hai qualche modello di riferimento o il tuo modello è più la realtà che ti circonda?

“Le storie ci crescono addosso come rampicanti, e la cronaca nera è un’erbaccia che si insinua in ogni angolo. La calpestiamo sui marciapiedi delle nostre città anche inconsapevolmente… Tutto quello che narro quindi nasce sempre da suggestioni, emozioni, storie che ho incontrato, sfiorato, o vissuto davvero. poi la finzione tenta il suo gioco, prova a raccontare e spiegare qualcosa di diverso, che ci faccia capire/digerire la vita in cui esistiamo alleggerendola con un po’ di ironia…”

Quali sono secondo te gli elementi essenziali che non possono mancare in un giallo?

“Delle bellissime morti, dei criminali che pagina dopo pagina assomiglino sempre più a noi, o al nostro vicino di casa, e last but not least una donna per cui venderemmo nostra madre al peggior offerente.”

Chi è il tuo scrittore preferito?

“Tutti i miei autori preferiti sono omaggiati in qualche modo con citazioni o parafrasi più o meno velate nei miei libri. È un gioco postmoderno che mi permetto umilmente di fare con i lettori.”

Quando hai iniziato ad interessarti al romanzo giallo?
“In un certo senso da quando ho scoperto che la gente muore e che in alcuni casi non ne ha nessuna voglia.
Il giallo, o meglio il noir, è solo il genere migliore per raccontare questa vita qua, gli spazi e le città in cui viviamo, le
persone e la società che abbiamo intorno. C’è il tradimento, c’è il dolore, c’è l’amore , c’è il sesso, c’è la fine di ogni cosa e uno struggimento che ci assale dopo ogni vittoria così come dopo ogni sconfitta. Lo chiamano giallo, polar e in tanti altri modi. Ma non è niente più che la nostra vita passata a far progetti senza mai poter prevedere quello che c’è dietro l’angolo, che ci aspetta da qualche parte, al buio.”
È nelle librerie il tuo nuovo romanzo Ultimi fuochi per Paludi, di cosa tratta?
È la terza indagine del commissario Giorgio Paludi, un genovese ormai adottato dalla topografia sabauda. È una
storia corale immersa nella calura di Giugno, sotto i colpi dei fuochi di artificio, sotto i colpi di carabina e sotto i
colpi del cuore. C’è gente che ruba e contrabbanda il rame, c’è gente che fa la coda per avere un pezzo di pane,
c’è gente che ama come fosse una preghiera e altra gente che ha distrutto pezzo per pezzo la felicità come una
condanna. C’è il circo della vita. C’è Torino brillante e decadente. E c’è tanta passione, passione che spero possa arrivare almeno in parte ai miei lettori.
Dal titolo sembra la conclusione di una serie, è così?
Non lo so. So soltanto che è un romanzo che indaga il senso della fine. Il limite. il momento in cui ci si trova
spalle al muro. Pistola in bocca. Stomaco debole. Nudi. Davanti a un baratro. In quei momenti può arrivare il
termine, di qualcosa, o di tutto. Ma può arrivare qualcos’altro anche, non necessariamente migliore, ma almeno
diverso che possa farci ambire un pezzettino di serenità. Fosse anche soltanto un po’ di ironia.
Hai qualche modello di riferimento o il tuo modello è più la realtà che ti circonda?
Le storie ci crescono addosso come rampicanti, e la cronaca nera è un’erbaccia che si insinua in ogni angolo. La
calpestiamo sui marciapiedi delle nostre città anche inconsapevolmente… Tutto quello che narro quindi nasce
sempre da suggestioni, emozioni, storie che ho incontrato, sfiorato, o vissuto davvero. poi la finzione tenta il suo
gioco, prova a raccontare e spiegare qualcosa di diverso, che ci faccia capire/digerire la vita in cui esistiamo
alleggerendola con un po’ di ironia…
Quali sono secondo te gli elementi essenziali che non possono mancare in un giallo?
Delle bellissime morti, dei criminali che pagina dopo pagina assomiglino sempre più a noi, o al nostro vicino di casa,
e last but not least una donna per cui venderemmo nostra madre al peggior offerente.
Chi è il tuo scrittore preferito?
Tutti i miei autori preferiti sono omaggiati in qualche modo con citazioni o parafrasi più o meno velate nei miei libri. È un gioco postmoderno che mi permetto umilmente di fare con i lettori.

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