“Il libro Cuore ed altre storie” al teatro Dante di Campi Bisenzio

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cuore al teatro dante di campi bisenzioSin dalla locandina possiamo immaginare quale sarà la nota dominante di questo splendido spettacolo che abbiamo applaudito ieri al teatro Dante di Campi Bisenzio: l’ironia delicata.

Lucia Poli e Angelo Savelli, che è anche il regista dello spettacolo, “con il contributo di Edmondo De Amicis e Stefano Benni” hanno immaginato questa “pedagogia dell’Italia unita” mescolando sapientemente brani tratti dai due autori per creare questa storia che è un inno alla Cultura con la C maiuscola, all’insegnamento, all’apprendimento in cui non c’è un attimo di pausa o di caduta d’attenzione nonostante le due ore di spettacolo.

Per fare questo Lucia Poli si è avvalsa della collaborazione, sulla scena, di due bravissimi attori, Massimo Grigò e Francesco Franzosi e, come cast tecnico, delle originali scene di Gianni Calosi, dei perfetti costumi di Massimo Poli, delle luci di Alfredo Piras e delle musiche di Marco Bucci.

Nella prima parte vediamo due ex alunni della scuola Baretti, quella del libro Cuore, che s’incontrano a Torino, ormai uomini e in periodo fascista appena nato, i quali si abbandonano a una rimpatriata della loro infanzia scolastica fatta di compagni, maestre e genitori e con splendidi e veloci cambi d’abito impersonano, a turno, alcuni di loro: superba e commovente, tra i tanti ruoli, Lucia Poli maestrina dalla penna rossa e piccolo scrivano fiorentino. Rivivendo quegli anni col distacco dovuto agli anni trascorsi i due uomini esaminano con sguardo critico il troppo buonismo e moralismo di quel tipo di scuola.

Nel secondo tempo siamo catapultati, con un contrasto ossimorico, nella presidenza di una scuola moderna, in piena globalizzazione e multietnicità, che ha rinunciato a ogni pretesa di istruire ma pronta soltanto a sperimentare qualunque novità, senza più alcuna missione formativa: formidabile e illuminante, tra i tanti, il dialogo sul POF in cui Lucia Poli impersona la maestra di vecchio stampo ancora legata all’insegnamento classico e Grigò e Franzosi rispettivamente il preside e il docente moderno tutto proteso verso le novità che sono, però, prive di contenuto.

E gli allievi, in questo caos, in questa totale assenza di valori, in questa non-docenza cercano rifugio chi in uno strategico autismo e Grigò impersona questo bambino pseudo autistico, chi in una specie di cinismo adolescenziale e qui Franzosi interpreta l’adolescente che filma con la telecamera qualunque cosa senza alcun ritegno per la privacy delle persone: questa l’ironica e, allo stesso tempo, triste scena finale che Lucia Poli conclude con alcune riflessioni di Pasolini, pesanti come macigni, sulle note della musica di Paisiello.

Avrete capito che lo spettacolo è stato assolutamente straordinario, ringraziamo Lucia Poli, per la quale l’età è solo un dettaglio anagrafico, che ha interpretato, con la sua consueta arte attoriale, tanti ruoli diversi e Massimo Grigò e Francesco Franzosi che hanno ben saputo “tenerle testa” e ci auguriamo che questo inno alla cultura e alla scuola possa essere messo in scena proprio nelle scuole di ogni ordine e grado: sarebbe una goccia di novità e positività nell’oceano della crescente massificazione e appiattimento dei nostri studenti.

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