L’Italia s’è desta e protesta

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Roma e la Sicilia coalizzate contro il decreto sulle liberalizzazioni. Una fase critica per il governo tecnico come evidenziano i servizi dei Tg di Rai 3 e de La7, che ora deve affrontare non solo la crisi ma anche lo scontro sociale di un’Italia molto provata e  che guarda all’ingiustizia come ad un solco divisorio tra chi chiede di salvare il paese e chi ha già duramente sopportato e pagato in precedenza. E’ sciopero totale ed è caos nelle città. Si muovono come un sol uomo i tassisti: sono organizzati, compatti e decisi e ogni volta hanno fatto sì di metter in ginocchio le città.

Liberalizzazioni, il giorno della potesta dei tassisti (Credits: Ansa)44 gli articoli che tra poco arriveranno e che saranno ad ampio raggio: dalla stretta sui costi bancomat ai possibili sconti sulla Rc auto, dalla vendita dei farmaci anche fuori dai turni alla cancellazione delle tariffe dei professionisti, notai compresi. Le parole d’ordine sono “mercato” e “concorrenza” in tutti i settori.  Liberare la crescita è l’intento del governo che ha scatenato le proteste dei taxisti che partite da Roma  si sta allargando a macchia d’olio al grido di “la licenza non si tocca” per giungere fino alla lontana Sicilia dove i camionisti aderenti all’Associazione imprese d’autotrasportatori siciliani, agricoltori riuniti nel “Movimento dei forconi” e pescatori  bloccano strade, ferrovie, porti, per protestare contro l’aumento del prezzo di carburanti e tariffe autostradali.

Tutti decisi a consumare la loro battaglia finché Monti non darà loro ragione. Vogliono colloquiare con le istituzioni e avere risposte a legittime richieste. Fanno pressione e promettono di andare avanti con la determinazione di chi si sente in trappola. La protesta dal basso è forte, volti tesi, arrabbiati.  Il traffico è in tilt e paralizza  la Sicilia che accusa anche l’aggravante dell’invisibilità. Da giorni la protesta era in atto ma gli organi di informazione tiepidamente ne hanno dato notizia, eppure il disagio è forte,  il carburante scarseggia, la disoccupazione è alta, le scorte alimentari diminuiscono e incombe l’incubo del mercato nero ma  la voglia di ribellione sta risalendo in tutta l’isola. I primi ad accendere la miccia sono stati gli autotrasportatori ma le contaminazioni di fasce precarie e disoccupati, si saldano con tassisti e metalmeccanici.  Ora la voce  dilaga e la tensione sale di ora in ora, dopo che nei primi giorni la loro protesta era passata quasi inosservata, i trasportatori siciliani vogliono ora farsi sentire in tutta la penisola.

Il risultato sarebbe un esercito rivoluzionario. Dopo le primavere arabe è finalmente il turno di quella italiana? Il destino delle piazze romane e  siciliane è comune e minacciano l’inferno, con conseguenti occupazioni di ministeri. Un esercito rivoluzionario popolare di almeno un milione di persone che potrebbe occupare ed espugnare Roma. Proteste dure e clima teso.  Sul piede di guerra le vittime della crisi che chiedono lavoro. La rivolta è scoppiata e, al di là dei metodi, non possiamo fare finta di nulla o minimizzarla, la politica  deve farsi carico di un’azione concreta nei confronti dei cittadini.

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