Amleto a pranzo e a cena

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amleto a pranzo e a cena

Cosa ci si può aspettare da un titolo così? Come minimo che una delle più celebri tragedie di Shakespeare sia rivisitata in vena ironica pur mantenendone la tessitura originale.

Ed è esattamente quello che ha fatto da Oscar De Summa che ha rielaborato questo celebre testo shakespeariano e ne ha curato anche la regia portandolo sulle tavole del palcoscenico del teatro Everest di Firenze in questo fine settimana insieme a tre colleghi attori: Armando Iovino, Roberto Rustioni e Angelo Romagnoli.

Assolutamente originale questa rivisitazione di Amleto sin dal primo impatto col pubblico: infatti il sipario è aperto e i quattro attori sono già in scena ad aspettarci e accoglierci; quando è arrivato il momento di iniziare Oscar De Summa ci ha raccontato che tipo di spettacolo stavano per proporci scherzando in modo deliziosamente ironico sul fatto che, in contemporanea, ci sono a Firenze altre messe in scena di questa celebre tragedia shakespeariana e in cosa sarebbe stata diversa la loro.

In linea con la moda del tempo di Shakespeare, l’Elizabethan age, durante la quale le parti femminili venivano interpretate dagli uomini Oscar De Summa ha ritagliato per sé i due ruoli femminili principali dell’Amleto, la madre e Ofelia, bravissimo a renderli ancora più comici per il contrasto tra il suo viso con barba e baffi e il vestito femminile. Armando Iovino è stato un delizioso e bravo Amleto, Angelo Romagnoli un credibilmente cattivo Polonio e Roberto Rustoni un buffo e imbranato re Claudio. La scenografia molto semplice e artigianale ma pertinente, gli strumenti musicali suonati dagli stessi attori, le maschere, di Andrea Cavarra, indossate da Romagnoli e Rustioni per interpretare i due amici di Amleto, Rosenkrantz e Guildestern, tutto questo contribuisce alla riuscita di questo spettacolo così originale che ci fa toccare con mano quanto il teatro di Shakespeare, per quanto possa sembrare strano, sia in grado di fornirci strumenti molto efficaci per interpretare il tempo in cui viviamo, gli attori, sulla scena, si scambiano consigli non sempre disinteressati e lasciano così affiorare grovigli familiari velenosi: grazie a questo la vita e la scena s’intrecciano in un processo in cui attori e personaggi sono alle prese con le stesse difficoltà, nel quale emergono questioni semplici che riguardano l’anima di ognuno di noi e ci rendiamo conto che poco o niente è cambiato dai tempi di Shakespeare e quindi Amleto può abitare nel nostro quotidiano invitato con piacere…“a pranzo e a cena”.

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