Tragedia ‘n San Frediano

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Vasco Pratolini vi ha ambientato il suo “Le ragazze di San Frediano”, Mario Recchia ha immaginato che vi avesse luogo un thriller in vernacolo fiorentino, “Tragedia ‘n San Frediano”, da lui scritto e diretto, che ha avuto la sua mise en scene ieri sera sulle tavole del palcoscenico del teatro Aurora di Scandicci.
San Frediano è uno dei quartieri storici di Firenze, uno dei più amati per le sue botteghe artigiane e per il calore degli abitanti delle sue strade strette e antiche; Mario Recchia ha provato a immaginarvi la storia di una famiglia umile e onesta che, purtroppo, coltiva in sé i semi latenti di una tragedia che esploderà solo alla fine del terzo atto dopo quasi sue ore di ironia e simpatia ininterrotte grazie alla bravura degli interpreti della compagnia teatrale “La carrozzella”. Recchia ha collocato storicamente la sua “tragedia in vernacolo fiorentino” nel 1951 con echi, ancora presenti in uno dei protagonisti, dell’epoca fascista da poco conclusa e con leggero e delicato accenno alle case chiuse prima della legge Merlin del 1957.
Nonostante la temperatura del teatro fosse simile a quella esterna per colpa di un improvviso blackout dell’impianto di riscaldamento siamo rimasti imperterriti fino alla fine dei tre atti per applaudire questi bravissimi attori amatoriali: il ciabattino e sua moglie, Sauro Artini e Mery Nacci, i loro figlioli Otello e Roberto, Edoardo Recchia e Alessandro Calonaci, (quest’ultimo ha voluto fare il regalo della sua partecipazione al regista Recchia tra i suoi impegni di tv e teatro), le nuore, Daniela Vasarri e Alessia Passuello, l’amica Rosanna, Paola Lepore, il postino, Stefano Santini e il brigadiere Simone Berni.
Ringrazio Mario Recchia per avermi invitato in qualità di recensore e spero di applaudire presto un’altra sua opera.

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