Due “enfants prodiges” al Teatro Comunale di Firenze

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daniil trifonov

Non so se vi sia mai capitato che l’esecuzione di un brano musicale vi abbia emozionato fino alle lacrime, a me non era mai accaduto fino a oggi pomeriggio quando il giovanissimo e strepitoso pianista russo Daniil Trifonov ha eseguito il celeberrimo Concerto n°1 in si bemolle maggiore op 23 di Piotr Il’ic Ciaikovski accompagnato dall’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta dal venezuelano Diego Matheuz, l’altro enfant prodige del pomeriggio musicale offertoci oggi dal Teatro Comunale di Firenze.

Perdonatemi se ho iniziato dal secondo brano in programma ma è stato talmente travolgente, emozionante e magico che non potevo non cominciare dall’interpretazione di Trifonov che ha coinvolto così tanto il pubblico presente che, tra applausi calorosi e “bravo” urlati da ogni dove, lo ha “costretto a ben tre bis, Chopin, Lizst e Rachmaninov e chissà quanti ancora ce ne avrebbe regalati…riporto qui le parole di Claudio Rossi che spiegano perfettamente la differenza tra la struttura di questo concerto di Caikovski e quelli di Chopin, Mendelssohn e Schumann “…alla parità dialettica del concerto classico e al predominio incontrastato del solista del primo Romanticismo Ciaikosvki oppone una dimensione competitiva all’insegna del virtuosismo atletico e della vera e propria ostentazione di forza…” ed è uno degli elementi che ci ha affascinato del ventunenne Trifonov che ha saputo anche cogliere perfettamente tutte le sfaccettature dell’anima del suo conterraneo russo.

Il brano che ha aperto il bellissimo concerto di oggi è stato “Le danze polovesiane” da “Il principe Igor” di Aleksandr Borodin per coro e orchestra con il coro del Maggio al gran completo così come l’orchestra. Le celebri danze si sviluppano in cinque episodi, come scrive Claudio Proietti, sono state composte nel 1879 e nella versione originale prevedono, appunto, l’utilizzo del coro; nella prima “Danza di ragazze” la “lunga melopea dolcissima e nostalgica” è sottolineata anche dal suono dell’arpa e del triangolo mentre nella seconda Danza di uomini si ha “un ritmo sincopato col tema vorticoso affidato al clarinetto, al flauto e poi agli archi” che raggiunge un primo culmine d’intensità nella terza “Danza collettiva” con i timpani.

La scaletta del concerto si è chiusa con il terzo brano in programma, la sinfonia n°8 di Ludwig van Beethoven, scritta nell’estate del 1812 che, come dice Paolo Gallarati, “rappresenta la gioia dell’intimità domestica, la tenerezza del focolare, il gusto della burla e dello scherzo sotto il segno dell’umorismo…ogni accenno tragico è qui abbandonato, lo spirito del gioco ritorna ma in forme diverse da quelle della Prima Sinfonia” e infatti anche i quattro tempi in cui è suddivisa sono emblematici di questo “umorismo beethoveniano”: allegro vivace e con brio, allegretto scherzando, tempo di minuetto e allegro vivace.

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