Egitto: preordinati i disordini allo stadio?

Print Friendly, PDF & Email

28 10 03 presso monte tebe 2

L’Egitto è sotto shock per le violenze allo stadio di calcio, un episodio sanguinoso ed emblematico del grave deterioramento della sicurezza nel paese.

Nella peggiore tragedia mai registrata al mondo dovuto al tifo sportivo almeno 74 persone sono state uccise e più 1.000 ferite quando i sostenitori delle due più grandi squadre di calcio dell’Egitto, Al Ahly e Al Masry, hanno invaso il campo. Alcune persone sono morte nel fuggi fuggi, ma molti sono stati uccisi a coltellate o con colpi di arma da fuoco. Di solito nelle grandi partite di calcio c’è un metal detector alla porta e tutti i tifosi vengono controllati per le armi. Un filmato mostra anche che le forze dell’ordine sono rimaste ferme quando gli scalmanati hanno preso d’assalto il campo e hanno iniziato ad attaccare i giocatori e i tifosi di Al-Ahly. Il governatore di Port Said e il capo della sicurezza frequentano di solito i grandi incontri di calcio, ma non ieri: anche questo è parso strano.

I politici hanno denunciato gli attacchi, accusando i leader militari di avere provocato l’incidente mortale per screditare la rivoluzione dello scorso anno: il sospetto è che il governo provoca o consente un caos crescente nel tentativo di convincere i cittadini della necessità di mantenere le dure leggi di emergenza.

Il generale Tantawi, il capo del governo egiziano, si è affrettato a rispondere giurando che il paese non sarà destabilizzato.

Ma tutti sono ormai convinti che la violenza non era legato alla partita di calcio: ci sono state molte episodi nel corso degli anni legati alla violenza nel calcio ma non fino al punto di uccidere la gente in modo organizzato.

Da quasi un anno, da quando Hosni Mubarak è stato estromesso come presidente e sostituito dal consiglio militare, l’Egitto ha visto frequenti violenze mortali. Lo scorso ottobre, 24 persone sono state uccise negli scontri tra cristiani copti e forze di sicurezza. Due mesi più tardi, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui manifestanti a Piazza Tahrir causando oltre 40 morti. Nel dicembre le forze militari dispersi con la violenza un sit-in, uccidendo almeno 17 persone.

Oltre a scontri politici è tutto un susseguirsi di reati comuni come rapine a banche, omicidi, anche il rapimento di due turiste straniere nel Sinai.

Difficile dire se effettivamente ci sia stato un piano organizzato, non diciamo dal governo, ma almeno dalle forze di sicurezza per creare il caos.

A noi sembra che il problema è che l’Egitto era uno stato di polizia come tutti d’altronde, nel Medio Oriente. La polizia controllava e dominava interamente il paese con un potere assoluto e dispotico, decideva di ogni cosa sia in campo politico che nella vita civile. Con la Rivoluzione questo potere è stato messo in discussione, contestato radicalmente sul piano politico. Il contraccolpo inevitabile è che anche sul piano della delinquenza comune il controllo capillare è venuto meno. Non sappiamo se effettivamente allo stadio ci fosse un piano preordinato, potrebbe anche essere anche se a noi pare piuttosto improbabile. Tuttavia è anche comprensibile che gli uomini della polizia siano stati molto meno motivati a intervenire e che in fondo non dispiaceva loro mostrare che cosa potesse accadere senza il loro capillare controllo e si sono mossi solo quando ormai era troppo tardi.

____________________

Foto dell’autore: una guardia armata che scorta dappertutto le comitive dei turisti che ormai però evitano l’Egitto con un enorme danno all’economia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*