Il senso del dolore e dell’ingiustizia

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fioravanti_mambro01gUn diciassettenne come tanti, con i sogni, le speranze e lo stile di vita dei ragazzi della sua età, incontra la morte in un mattino qualunque sulla strada che percorreva tutti i giorni per andare a scuola.

È questa, atroce e incomprensibile, la scarna trama del cortometraggio «Uno studente di nome Alessandro» ucciso nel 1982 durante una rapina dalla terrorista neofascista Francesca Mambro, condannata per quello e per altri abominevoli delitti (97 omicidi tra cui la strage della Stazione di Bologna) a nove ergastoli.

Adesso il cortometraggio, scritto e diretto da Enzo De Camillis, rischia di essere posto sotto sequestro: la Mambro ne ha infatti chiesto il ritiro in quanto ritiene che esso leda la sua immagine.

«Credo che la reputazione se la sia già rovinata da sola con quello che ha fatto – replica De Camillis – so che nel nostro ordinamento esiste il diritto all’oblio, ma vorrei ricordare che la terrorista non si è mai pentita e non ha mai chiesto perdono per l’immenso dolore che ha provocato con le sue azioni sciagurate».

Il 4 febbraio 2009, la Cassazione ha concesso a Francesca Mambro la libertà condizionata e adesso lei vive insieme al marito Giusva Fioravanti, anch’egli ex terrorista di estrema destra, a Roma.

Nel 2013, per effetto dei benefici di legge, sarà completamente libera. Entrambi quindi si muovono senza restrizioni per la città e per il quartiere di residenza che casualmente è lo stesso dove lavora il regista del cortometraggio che rivela come sia proprio questa circostanza che lo ha spinto a girare il suo ultimo lavoro.

«Alessandro era mio cugino – racconta De Camillis, con una voce diventata improvvisamente un sussurro – andavamo alla stessa scuola. Lui era dieci anni più piccolo di me, ho vissuto questo dramma in famiglia, ancora lo ricordo steso nella camera mortuaria con il volto tumefatto e ricostruito alla belle e meglio la sera prima. Pensavo fosse tutto dimenticato e seppellito nel profondo della mia coscienza, non avrei mai immaginato che avrei potuto incontrare l’assassina di mio cugino per strada, mentre andavo a l lavoro».

L’incontro traumatico fa e ha riportato a galla nell’autore tutto il senso di ingiustizia e il dolore vissuto all’epoca. «La Mambro non sapeva chi fossi, io mi sono fermato un attimo a guardarla, come ipnotizzato, poi dopo poco ho deciso di ricordare con un cortometraggio cosa è avvenuto», spiega De Camillis.

«Uno studente di nome Alessandro», girato e montato ad agosto scorso, è stato riconosciuto dal MiBAC come di interesse per la cultura nazionale, ha ottenuto anche una lettera di consenso dal Quirinale, il patrocinio del Ministero dell’Interno e il patrocinio dell’Associazione Strage di Bologna:

Adesso diverse associazioni, tra cui l’articolo 21, Associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna, Associazione dei famigliari di “Piazza Fontana 12 dicembre 1969”. Legambiente, numerosi attori, scrittori e giornalisti, stanno proponendo un appello, perché, si legge nel testo, «siamo fermamente convinti che si debba tutelare il diritto di libertà di espressione e che vada ribadito con forza il diritto di raccontare  tali eventi perché la memoria di quanto è accaduto nel corso della storia non può essere cancellata».

(Valeria Tancredi – Cronaca locale Bologna – l’Unità)

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