“Chi ha paura di Virginia Woolf” al teatro Nuovo Sentiero di Firenze

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Ci voleva davvero un bel coraggio, una buona dose di follia e uno strepitoso phisique du role per portare in scena il ruolo di Martha, la protagonista di “Chi ha paura di Virginia Woolf”, l’opera più celebre del commediografo americano Edward Albee scritta nel 1962 e da allora pluri-rappresentata; Maria Paola Sacchetti ha voluto tenacemente, caparbiamente, interpretare questo ruolo che, mi ha confessato poco nel camerino, ha nel cuore e nella mente da moltissimi anni e ce l’ha fatta alla grande mescolando, con una stupenda arte attoriale, i tre elementi. Insieme a lei sul palcoscenico del teatro Nuovo Sentiero in via delle Panche a Firenze il bravissimo Aldo Innocenti nel ruolo del marito, George, e Caterina Boschi e Alessio Pollastri in quelli della coppia giovane, ospite per una notte a casa di Martha e George. L’ottima regia è di Marco Lombardi che ci ha detto di aver dovuto ridurre parzialmente il testo che nell’originale dura tre ore senza, per questo, nulla togliere alla drammaticità della storia che mantiene intatto il suo appeal.

Come detto in apertura Maria Paola Sacchetti si trovava a competere con le numerose interpretazioni che, prima di lei, artiste del calibro di Liz Taylor al cinema e Ileana Ghione e Mariangelo Melato, tanto per citarne alcune, ne hanno dato ma non si è fatta prendere da alcun timore reverenziale sfoderando tutta la sua bravura e dando vita a una Martha sofferente, arrabbiata, seducente, insoddisfatta, alcolizzata, insomma un melange di aspetti del suo carattere che hanno lasciato lei stremata, anche fisicamente, a fine spettacolo e noi attoniti e commossi.

Bravo davvero Aldo Innocenti nel delineare George, questo marito tartassato e deriso continuamente dalla moglie che lui, nonostante tutto, ama a modo suo riuscendo a mescolare, nella sua recitazione, un’ironia amara e rassegnata a momenti di violenza sia verbale che fisica. Deliziosa Caterina Boschi nel ruolo della moglie dell’altra coppia, Honey, timida, imbranata e piena di fobie e bravo anche Alessio Pollastri a delinearne il marito, Nick, giovane professore universitario in ascesa che si trova coinvolto, suo malgrado, nel gioco perverso che si scatena, per una notte, nell’abitazione di Martha e George.

Piccolo chiarimento sul titolo: Virginia Woolf non c’entra nulla con il dramma,  il titolo è un gioco di parole con la canzoncina “Chi ha paura del grande lupo cattivo? Who’s afraid of the big bad wolf?”(lupo si dice wolf in inglese), che George e Martha canticchiano di quando in quando, evocando con essa il “lupo cattivo” presente nella loro esistenza e, allo stesso tempo, la “Virginia Woolf” che c’è in loro, squilibrata e suicida come il loro matrimonio.

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