Incantevole concerto del Balanescu Quartet

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La gelida serata catanese è stata riscaldata dai suoni caldi provenienti dalla Romania. Per la ventottesima rassegna jazz alle Ciminiere di Catania si è esibito il quartetto d’archi del compositore e arrangiatore rumeno Alexander Balanescu. La formazione nata nel 1987   capitanata da Alexander Balanescu  / violino ,annovera tra le sue fila James Shenton violino , Kathryn Wilkinson /viola, Nicholas Holland/ violoncello. La particolarità di questo quartetto è quello di coniugare suoni classici, rivestendoli di modernità. Il leader ama confrontarsi con le composizioni  di musicisti contemporanei così ha riletto pagine di Michael Nyman, ammirato a Catania al Teatro Bellini  mesi fa, ma questa è un’altra storia . Balanescu ama molto i suoni che provengono da ambiti diversi della musica classica, infatti ha rivisitato brani dei Pet shop boys di  Neil Tennant, di John Lurie leader dei Lounge Lizard  e dei tedeschi  Kraftwerk , padri della musica elettronica anni settanta. L’artista rumeno talmente era affascinato dal suono cosmico dei kraftwerk che nel 1999 ha realizzato l’album “ Possessed”. Il progetto fece clamore, divenendo un caposaldo della discografia del Balanescu Quartet. Ammaliato dal pop synth il violinista Balanescu si confronterà con la musica dei Depeche mode e della Yellow magic Orchestra di Rijuchi Sakamoto, rivestendoli di nuova linfa.Il musicista rumeno inoltre ha spesso collaborato e suonato con David Byrne ex Talking heads, Gavin Byars , Spiritualized, To Rococo Pot, Hector Zazou. Nella lunga carriera Balanescu ha anche omaggiato il mondo jazz pubblicando tre album  “Luminitza “ datato 1994, ” Maria  T” uscito nel 2005 e il favoloso  “Island” realizzato nel 2011. Dopo questa breve cronostoria del quartetto addentriamoci a raccontare l’esibizione. Sono le 22 circa quando si abbassano le luci e sul palco giungono gli strepitosi musicisti.  Balanescu fa un doveroso omaggio al cinema italiano eseguendo le musiche che scrisse per  il film “ Il partigiano Johnny  “ di Guido Chiesa, sviluppando il tema di “Fascist den”. Dal suo cappello magico, il violinista estrae brani estrapolati dal bellissimo lavoro del 2005 “ Maria T”  eseguendo l’ avvolgente “ Mountain Call “ aperta da una voce fuori campo con l’effetto rindondante da far  sembrare che  i monti chiamassero per ammirare territori inesplorati ,e la travolgente  “ Aria “ . Il viaggio prosegue cosi’  è la volta di “ Still with me” estratta dall’album “ Luminitza” del 1994. Il concerto assume connotati ben definiti quando il quartetto tributa la band tedesca dei Kraftwerk ,pionieri del suono cosmico eseguendo le stucchevoli  “ The Robots” , cavallo di battaglia della compagine tedesca , la bellissima “ Autobahn “ colorata di nuove tinte, l’ ammaliante “ Computer love”. Questo viaggio nel mondo elettronico visitato con gli archi ha cullato le nostre menti, proiettandole fuori dallo spazio . Siamo giunti al termine di questa incantevole serata con il pubblico in visibilio. La band chiamata per un bis si conceda con la sublime “ The Model” tratta dal bellissimo album “ The man machine” dei Kraftwerk . Torniamo a casa con le facce congelate, ma il cuore caldo cullato dall’eco delle note.

Il Balanescu quartet ha dimostrato che la musica elettronica rivisitata con gli archi non e’ fredda e piatta. Alla prossima per un’altra pagina di musica ben archi – tettata.

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